Venezia, 4 giu. (askanews) – Il rischio climatico rappresenta una variabile strutturale per la competitività del Paese e i danni diretti alle infrastrutture italiane causati dal cambiamento climatico potrebbero raggiungere i 5 miliardi annui entro il 2050: a seconda dell’intensità degli impatti economici, potrebbe verificarsi nello stesso periodo una progressiva riduzione del Pil, compresa tra l’1,6% e il 6%.
Sono alcuni dei dati che emergono dal report di Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”, che è stato presentato alla Venice Climate Week alle Procuratie di Piazza San Marco.”Gli scenari che si prefigurano – ha detto ad askanews Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean – sono scenari sicuramente di grande impatto sul sistema economico e finanziario italiano e questo ci ha portato conseguentemente a fare anche una fotografia di quello che è lo stato delle nostre imprese nell’affrontare tematiche così complesse: abbiamo considerato le grandi aziende, ma soprattutto le piccole e medie imprese, che poi sono l’ossatura del sistema economico italiano.
Purtroppo qui il riscontro è che c’è ancora molto da fare e per questo la ricerca si conclude, ed è forse la parte più interessante e più importante, con una serie di spunti, di suggerimenti, di stimoli per una serie di iniziative, di azioni sia sul fronte delle istituzioni, perché è un punto assolutamente imprescindibile nell’affrontare un tema così complesso, sia sul punto di vista delle imprese stesse”.In particolare emerge che tra le Pmi italiane solo il 14% ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e ancora meno, il 10%, ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici.
“Il quadro delle imprese – ha aggiunto Elio Santoro, General Manager Deloitte Climate & Sustainability – è molto eterogeneo. Abbiamo alcuni casi di eccellenza sulle grandi imprese, soprattutto finanziarie e infrastrutturali. Lato PMI invece la situazione è più complicata: hanno ancora poca consapevolezza, sono poco attrezzate e hanno messo in pista azioni più di breve termine in ottica difensiva. Su questo noi abbiamo fatto una survey insieme ad Ipsos e abbiamo raccolto i contributi delle principali PMI su determinati settori: quello che emerge è che soltanto il 34% è consapevole dell’impatto del rischio climatico”.