La morte di Abderrahim Mansouri, 28enne di origini marocchine, ucciso a Rogoredo durante un controllo antidroga nel boschetto della zona, ha riaperto il dibattito sulla legittima difesa e sull’uso della forza da parte della polizia. L’autopsia lascia aperti numerosi interrogativi sulla dinamica della sparatoria e sulla reale distanza tra la vittima e l’agente al momento dello sparo.
Abderrahim Mansouri ucciso da un poliziotto a Rogoredo: indagini e prossimi accertamenti balistici
Le indagini, coordinate dal pm Giovanni Tarzia, proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dello scontro. L’agente indagato per omicidio volontario sostiene di aver sparato per paura, dopo che Mansouri gli avrebbe puntato contro una pistola risultata poi essere una replica a salve.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Piero Porciani, riferisce che il colpo sarebbe stato esploso da una distanza ben superiore ai 25 metri, compatibile con la versione fornita dall’agente. Per chiarire ulteriormente i fatti saranno fondamentali gli accertamenti balistici, che dovranno ricostruire la traiettoria del proiettile e confermare le posizioni reciproche della vittima e del poliziotto.
Abderrahim Mansouri ucciso da un poliziotto a Rogoredo: i primi risultati dell’autopsia
L’autopsia sul corpo di Abderrahim Mansouri, il 28enne di origini marocchine ucciso durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo, non ha chiarito le circostanze della sua morte.
L’esame, condotto dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo presso l’Istituto di medicina legale, sarebbe stato definito “ambiguo” e non permetterebbe di confermare né la tesi della legittima difesa avanzata dall’agente coinvolto, né quella di un omicidio volontario sostenuta dalla famiglia della vittima.
Secondo i primi rilievi, Mansouri non sarebbe stato né completamente di schiena né completamente frontale rispetto all’arma; al momento dello sparo, la testa sarebbe stata leggermente girata verso sinistra e il proiettile lo ha raggiunto sopra l’orecchio destro, entrando dalla fronte destra.
Come sottolineano gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, “la testa girata fa pensare che sia stato colpito mentre fuggiva. Credo che a breve parecchie persone dovranno chiedere scusa alla famiglia di Mansouri Abderrahim”.
Il prossimo esame, fissato per il 9 febbraio, riguarderà l’analisi della pistola giocattolo di Mansouri, a cui parteciperà anche il consulente della difesa Dario Redaelli, per verificare le condizioni in cui l’arma poteva apparire reale durante l’incidente.