La co-presidente dell’Alternative für Deutschland, Alice Weidel vive in una relazione omosessuale con una regista svizzera di origini srilankesi e ha due figlie. Questo profilo personale appare in netto contrasto con l’immagine tradizionale di famiglia promossa dall’AfD, che da sempre si oppone al matrimonio egualitario e alla normalizzazione dell’omofobia. La discrepanza è diventata un terreno di scontro interno, con alcuni esponenti del partito che hanno pubblicamente attaccato il suo modello di vita, considerandolo una minaccia alla coesione ideologica.
Il conflitto tra vita privata e retorica dell’AfD
Le dichiarazioni di candidati di spicco come Ulrich Siegmund hanno teso a svalutare l’esistenza di Weidel, mentre colleghi più tradizionalisti hanno lanciato campagne contro le minoranze sessuali. Un’analisi interna, condotta da Pauline von Pezold e Frederik Schindler, evidenzia un cultura di guerra all’interno della formazione, dove la leader è sempre più sotto tiro da chi la considera un’anomalia rispetto al canone del partito.
Questo scontro ha spinto la stampa a definire il fenomeno come una vera e propria battaglia per il controllo dell’identità dell’AfD.
Strategie elettorali e scontro tra candidati all’interno del partito
Nonostante i risultati storici in Mecklenburg-Vorpommern e a Berlino, l’AfD sta affrontando una crisi di leadership. Un documento interno, redatto dal responsabile della campagna Daniel Fiß, ha preso di mira il candidato di punta Leif-Erik Holm, suggerendo la sua esclusione in favore di una linea più radicale.
Il documento propone inoltre un ri-orientamento verso messaggi più estremisti, sfruttando il momentum post-elettorale per eliminare funzionari considerati “indesiderati”. Le tensioni sono palpabili anche nella discussione su possibili negoziati con la CDU tema che Weidel ha sollevato in diversi interventi mediatici.
Eco europea: la svolta in Austria e la reinterpretazione storica
Il conflitto interno all’AfD ha rispecchiato le fratture del gruppo di destra in Europa. In Austria, il capo della FPÖ Herbert Kickl ha tentato di ricostruire un’immagine più pro-israeliana suscitando l’ira dei leader afdisti che lo hanno accusato di promuovere un “culto della colpa”. Parallelamente, Weidel ha definito Adolf Hitler un «radicale di sinistra» contribuendo a una controversa rielaborazione della storia tedesca. Tali affermazioni hanno alimentato le critiche sia interne sia internazionali, evidenziando quanto la retorica del partito sia in costante mutamento.
Weidel sfida la CDU: richieste al cancelliere e prospettive di accordo
In un’intervista alla ZDF, Weidel ha invitato il cancelliere Friedrich Merz a “trarre le conseguenze” dei risultati deludenti della CDU nelle elezioni regionali di Mecklenburg-Vorpommern, Berlino e a livello federale, sostenendo che l’AfD sia ora il più grande partito della Germania. L’obiettivo dichiarato del partito è avviare, a lungo termine, negoziati con la CDU per influenzare l’agenda politica nazionale. Questo messaggio è stato diffuso anche nel podcast settimanale Inside AfD dove gli analisti continuano a indagare le dinamiche interne e le ragioni del persistere della formazione nonostante l’osservazione del Verfassungsschutz.
