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Alberto Trentini torna libero dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela: chi è il cooperante italiano

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Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela e liberato dopo oltre 420 giorni di prigionia: chi è e cosa sappiamo di lui.

Dopo oltre un anno di detenzione nelle carceri venezuelane, Alberto Trentini è tornato libero. La sua scarcerazione, avvenuta il 12 gennaio 2026 insieme a Mario Burlò, chiude una lunga vicenda umana e diplomatica che ha coinvolto istituzioni, politica e familiari, riaccendendo l’attenzione sulla condizione dei detenuti stranieri in Venezuela. Ecco chi è il giovane cooperante.

Alberto Trentini è libero: la reazione della famiglia e delle istituzioni

Per i familiari di Trentini, l’annuncio della scarcerazione ha segnato la fine di un’attesa estenuante durata 423 giorni.

Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni!“, hanno dichiarato tramite l’avvocata Alessandra Ballerini. Parole cariche di emozione ma anche di consapevolezza delle ferite lasciate dalla detenzione: “Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili“.

La famiglia ha ringraziato chi ha lavorato anche lontano dai riflettori per arrivare alla liberazione, chiedendo ora rispetto e riservatezza: “Oggi vogliamo solo pace. Grazie!“.

In questi lunghi mesi, la madre Armanda non ha mai smesso di far sentire la propria voce, sollecitando le istituzioni e mantenendo alta l’attenzione sul caso, fino al giorno in cui ha potuto finalmente riabbracciare il figlio.

La notizia della liberazione ha suscitato un coro unanime di soddisfazione nel mondo politico. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha parlato di “una splendida notizia che riempie di gioia“, mentre Carlo Calenda ha sottolineato che “Alberto Trentini è finalmente libero dopo oltre 420 giorni di detenzione senza accuse in Venezuela“. Parole di sollievo sono arrivate anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che ha definito il rilascio “una splendida notizia che ci dà tanta gioia”. Dai vertici delle istituzioni, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ringraziato “chi ha operato nell’ombra e nel silenzio“, e il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso “profonda gioia“per l’esito della vicenda.

La premier Giorgia Meloni ha confermato che l’aereo per riportare i due connazionali in Italia è già partito e ha ringraziato le autorità venezuelane per la collaborazione, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di “un grande lavoro della nostra diplomazia” e di un risultato che potrebbe aprire una nuova fase nei rapporti tra Roma e Caracas.

Alberto Trentini, chi è il cooperante liberato dopo 423 giorni di detenzione?

Alberto Trentini è un operatore umanitario di 46 anni, impegnato da anni in missioni di assistenza internazionale. Si trovava in Venezuela da poche settimane quando, il 15 novembre 2024, è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per consegnare aiuti alle comunità locali.

Collaborava con la ONG Humanity & Inclusion, attiva nel supporto alle persone con disabilità. Arrestato dall’esercito venezuelano con accuse gravissime come terrorismo e cospirazione contro il governo, non ha mai ricevuto un capo d’imputazione formale. È stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, dove le condizioni di detenzione sono estremamente dure.

Dopo oltre 400 giorni di prigionia e lunghi mesi di silenzio, Trentini è stato finalmente rilasciato il 12 gennaio 2026 insieme all’imprenditore torinese Mario Burlò.

Le prime parole di Alberto Trentini dopo la liberazione: “Non ci hanno torturato”

Alberto, appena rilasciato, ha raccontato la sua esperienza e la sorpresa per la svolta nella vicenda, citando testualmente alcuni momenti cruciali del rilascio. Secondo quanto riportano Repubblica e Corriere, “È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?“.

Appena scesi dall’automobile che li ha portati all’ambasciata italiana, Alberto e Mario Burlò hanno voluto rassicurare sulle condizioni vissute in carcere: “Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato“. Il cooperante italiano ha aggiunto che anche il cibo era sufficiente, riferendo aspetti concreti della loro detenzione. Una volta arrivati all’ambasciata italiana, entrambi hanno potuto subito mettersi in contatto con i propri familiari in Italia: Trentini ha telefonato alla madre e alla fidanzata.