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Analisi del Caso Manuela Murgia: Nessuna Prova Contro l'Ex Fidanzato

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Le recenti analisi riguardanti il caso di Manuela Murgia hanno escluso definitivamente il coinvolgimento del suo ex fidanzato, fornendo nuove prospettive e chiarimenti sulla situazione.

Il tragico caso di Manuela Murgia, la sedicenne trovata morta nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, continua a suscitare interesse e dolore. La data della scoperta, avvenuta il 5 febbraio 1995, segna un evento che ha scosso profondamente la comunità. Negli ultimi mesi, la riapertura delle indagini ha portato alla luce nuove evidenze che potrebbero offrire una prospettiva diversa sulla vicenda.

Gli esperti del RIS di Cagliari hanno condotto un’analisi approfondita sui vestiti della giovane, i cui risultati escludono il coinvolgimento del suo ex fidanzato, Enrico Astero.

Le nuove evidenze analitiche

Durante l’incidente probatorio, gli esperti hanno esaminato 89 tracce biologiche rinvenute sugli indumenti di Manuela. Tra queste, si annoverano 49 peli e capelli, ma nessuna di queste tracce risulta riconducibile ad Astero, attualmente indagato per omicidio volontario. L’analisi ha evidenziato un profilo genetico maschile in un pelo ritrovato nella busta contenente gli stivaletti della ragazza, ma questo non è attribuibile all’ex fidanzato. Le altre tracce, rinvenute sul maglione e sugli slip, appartengono unicamente a Manuela.

La ricerca di altri profili

Un ulteriore aspetto interessante riguarda il DNA trovato nei pantaloni di Manuela, vicino alla caviglia. Questo profilo è femminile, ma non è stato ancora identificato. Gli esperti del RIS hanno confermato che gran parte del materiale vegetale presente sugli indumenti della ragazza è tipico della zona di Tuvixeddu, suggerendo che il decesso sia avvenuto in quel contesto. Queste evidenze pongono interrogativi sul luogo e le circostanze della morte della giovane.

Il contesto della scomparsa di Manuela

Manuela Murgia scomparve il 4 febbraio del 1995, quando lasciò la sua casa con l’intenzione di incontrare qualcuno. Indossava un paio di pantaloni del pigiama sotto i jeans e aveva lasciato sulla cucina alcuni effetti personali, tra cui un rossetto e un profumo. L’ultima persona che la vide viva riferì di averla vista entrare in un’auto, ma da quel momento la sua sorte rimase ignota fino al ritrovamento del corpo.

Le indagini iniziali e la riapertura del caso

Le indagini furono inizialmente archiviate come suicidio, ma questa ipotesi venne rapidamente messa in discussione. Dopo un riesame delle evidenze e una perizia di parte, il caso è stato riaperto il 30 marzo, con l’ipotesi di omicidio volontario. Secondo il medico legale, le lesioni sul corpo di Manuela non sarebbero compatibili con una caduta accidentale, bensì con un intervento violento. Questo ha portato gli investigatori a considerare la possibilità di una violenza sessuale prima della morte.

Prossimi passi nell’indagine

Le conclusioni del RIS saranno discusse in un’udienza fissata per il 29 gennaio. In tale occasione, parteciperanno anche esperti della difesa e della famiglia della vittima. Le analisi condotte finora hanno evidenziato la necessità di una nuova super-perizia per chiarire definitivamente le circostanze della morte di Manuela. Si spera che queste indagini possano infine condurre a una verità e a una giustizia che sono mancate per troppo tempo.