Il sistema sanitario territoriale di Roma continua a trasformarsi con l’apertura di tre nuovi hub della rete delle Case di Comunità della ASL Roma 1. L’inaugurazione, celebrata il 15 maggio 2026, ha segnato un passo concreto verso una sanità più prossima al cittadino: l’obiettivo è portare la continuità assistenziale, la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti fragili direttamente nel quartiere.
Le tre realtà coinvolte — Boccea, Coppedè e Cassia — non sono semplici ambulatori, ma punti di integrazione tra salute, tecnologia e servizi sociali. Gli spazi sono stati pensati per essere accessibili tutto il giorno, sette giorni su sette, e per alleggerire la pressione sugli ospedali attraverso una presa in carico territoriale più efficiente.
Boccea: da cantiere incompiuto a centro multiservizi
La nuova struttura di Boccea, inaugurata con il taglio del nastro in via Val Cannuta, è il risultato di un intervento che ha recuperato un edificio fermo dal 2016. Con un investimento complessivo di 1,63 milioni di euro finanziati da PNRR e fondi aziendali, la Casa di Comunità occupa 663 mq interni e una superficie esterna di 1.000 mq.
Al suo interno operano 49 professionisti, tra cui 33 medici e 12 infermieri, e sono disponibili servizi che spaziano dal CUP alla specialistica ambulatoriale come cardiologia, diabetologia e urologia, fino all’Unità di Cure Primarie e al punto prelievi.
Funzioni e organizzazione
La struttura è pensata per rispondere alle esigenze del quartiere con un’offerta integrata: la presenza contemporanea di medici specialisti, infermieri e servizi amministrativi favorisce la presa in carico immediata dei bisogni di salute, riducendo i tempi di attesa e la necessità di ricorrere al pronto soccorso. Gli spazi esterni sono stati valorizzati per attività di prevenzione e incontri con la comunità.
Coppedè e Cassia: dimensioni diverse, stessa missione
In contemporanea, presentate in collegamento remoto, le Case di Comunità di Coppedè e Cassia ampliano la copertura territoriale. Il CdC Coppedè è un hub su più livelli che si sviluppa su quasi 2.600 mq e ha richiesto un investimento di oltre 885.000 euro, ospitando 89 professionisti sanitari. La Casa di Comunità Cassia, su 1.535 mq, ha un carattere particolare perché è inserita in un comprensorio che integra salute e servizi sociali.
Integrazione sociale e inclusione
La struttura di Cassia collabora attivamente con l’Associazione Teatro Patologico, dando vita a un modello che coniuga cura e inclusione per persone con disagio psichico. Questo approccio sottolinea come la rete territoriale non si limiti alla prestazione clinica, ma favorisca percorsi riabilitativi e culturali che migliorano la qualità di vita degli utenti.
Tecnologia, umanizzazione e rinnovo delle attrezzature
Un elemento distintivo delle nuove Case di Comunità è l’attenzione all’innovazione e all’accoglienza. Gli ambienti sono stati arredati secondo un piano di umanizzazione e decoro, con mobilio moderno e pareti decorate per ridurre l’ansia legata alla visita. Dal punto di vista tecnologico è stato introdotto un sistema di Indoor Navigation: tramite QR code gli utenti, in particolare i cittadini sordi o fragili, possono essere guidati da frecce digitali verso gli ambulatori desiderati.
Parco elettromedicale aggiornato
Parallelamente, è stato stanziato un investimento di 220.000 euro per il rinnovo completo del parco elettromedicale: nuovi ecografi, spirometri ed elettrocardiografi sono ora disponibili all’interno delle strutture, garantendo prestazioni diagnostiche più accurate e tempi di risposta ridotti.
Con l’attivazione di questi tre hub la ASL Roma 1 raggiunge quota 14 Case di Comunità sul territorio: un segnale concreto della riorganizzazione della sanità locale verso una medicina di prossimità che mette al centro l’utente e la sua rete sociale. Le nuove strutture sono pensate per essere non solo luoghi di cura, ma centri di comunità dove la salute si costruisce insieme.