Spesso trascurata nell’esame estetico del volto, la regione auricolare è in realtà un punto che rivela molto sull’invecchiamento. Il crono- e foto-aging interessano anche il contorno e il lobo, con perdite di volume e cambiamenti nella consistenza che possono rendere gli orecchini più pendenti e il profilo laterale meno definito. La Società italiana di medicina estetica (Sime) ha posto l’accento su queste evidenze portandole al centro del dibattito al 42esimo Congresso Sime in programma a Roma dal 15 al 17 maggio 2026.
Segni come l’assottigliamento del lobo auricolare, le rughette davanti al trago e l’allargamento del foro per gli orecchini non sono solo questioni estetiche: alcune pieghe possono avere risvolti di salute. In particolare, la ruga diagonale che attraversa il lobo, nota come segno di Franck, è stata associata a un aumentato rischio cardiovascolare e merita un’attenzione clinica oltre che estetica.
È quindi fondamentale valutare il quadro complessivo del paziente senza creare allarmismi, ma con informazioni chiare.
Soluzioni non chirurgiche per il lobo
Per recuperare volume e tono del lobo oggi si preferiscono tecniche conservative: semplici infiltrazioni con acido ialuronico morbido possono essere sufficienti a ripristinare la pienezza. Secondo Loredana Cavalieri, consigliere della Sime, si utilizzano microbolus per creare piccoli rigonfiamenti lungo il bordo e all’interno del lobo, in modo da rimpolpare e restituire consistenza senza ricorrere a un intervento chirurgico.
L’obiettivo è ridurre l’ampiezza del foro e migliorare l’armonia dell’orecchio, con una procedura rapida e mirata che rispetta l’anatomia locale.
Tecnica e risultati attesi
La metodica prevede l’impiego di un filler a bassa viscosità adeguato alla sottile anatomia del lobo: il posizionamento dei micro-pomfi è studiato per sostenere i tessuti e correggere le rughe verticali davanti al trago. Il trattamento mira a migliorare l’aspetto senza appesantire la zona, privilegiando un risultato naturale. Come sottolineano gli specialisti, la scelta del prodotto e la tecnica devono essere guidate da un medico esperto: il fine non è trasformare, ma rigenerare e restituire proporzione al volto.
Il segno di Franck e le implicazioni cardiache
Non tutte le rughe del lobo hanno lo stesso valore diagnostico. Il segno di Franck è una piega obliqua che, se presente bilateralmente e soprattutto in soggetti under 60, è stata collegata a un incremento del rischio cardiovascolare. La Sime ipotizza che questa alterazione sia dovuta alla perdita di fibre elastiche e a una riduzione dell’apporto ematico ai piccoli vasi del lobo, fenomeni che possono rispecchiare analoghe modifiche nelle arterie coronarie.
Quando è opportuno indagare
La comparsa del segno non significa automaticamente malattia cardiaca, ma costituisce un possibile marker di rischio che merita approfondimento clinico. Gli esperti consigliano ai medici estetici, in quanto professionisti della salute, di suggerire ai pazienti con questo segno un controllo dal proprio medico o da un cardiologo per una valutazione complessiva. Un approccio prudente e informato evita allarmismi e permette di individuare tempestivamente eventuali fattori di rischio modificabili.
Nuove strategie: botulino soft per armonizzare
Accanto ai filler, si sta affermando un approccio di neuromodulazione funzionale per migliorare l’armonia auricolare: microdosi di tossina botulinica applicate con precisione anatomica non mirano a paralizzare, ma a riequilibrare i vettori muscolari che influenzano la posizione e il movimento dell’orecchio. Paola Rosalba Russo, del comitato scientifico del Congresso Sime 2026, spiega che questa strategia restituisce armonia senza alterare in modo evidente l’espressività individuale, offrendo un impatto percettivo importante con interventi minimali.
In conclusione, l’orecchio non è un dettaglio marginale nella valutazione estetica del volto: dalla qualità della cute alla forma del lobo, passando per segni che possono avere valore clinico, la gestione integrata consente risultati naturali e sicuri. Come ricorda Emanuele Bartoletti, presidente della Sime, trattare l’intera unità estetica del volto permette di intervenire meno ma con maggiore efficacia; il futuro della medicina estetica, aggiungono gli esperti, è nell’intelligenza del trattamento più che nell’eccesso.