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Attacco contro l'Iran: cosa è successo dopo la morte di Khamenei

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Un'analisi chiara degli attacchi del 28 febbraio 2026, delle vittime principali, delle reazioni internazionali e delle possibili ripercussioni in Medio Oriente

Il 28 febbraio 2026 un’operazione militare congiunta condotta da Stati Uniti e Israele ha colpito obiettivi in Iran, segnando un punto di svolta nella crisi regionale. L’attacco è stato seguito dalla notizia della morte del Supreme Leader Ali Khamenei, secondo fonti ufficiali citate dalle autorità intervenute. Gli episodi si sono verificati in diverse aree del territorio iraniano e hanno avuto ripercussioni immediate sul traffico marittimo nello stretto di Hormuz.

Le conseguenze sul terreno includono segnalazioni di danni a infrastrutture militari e civili, attacchi missilistici e impieghi di droni diretti verso basi e centri urbani. Sul piano diplomatico le reazioni sono state rapide e differenziate: alcune capitali hanno condannato l’azione, altre ne hanno indicato la legittimità in base a presunte minacce imminenti. Questo pezzo ricostruisce i fatti principali, le vittime segnalate e gli sviluppi militari e diplomatici con riferimento esclusivo alle fonti disponibili e verificabili.

La portata dell’operazione e le vittime principali

Secondo rapporti ufficiali e media locali, l’offensiva aerea ha colpito siti militari e strutture strategiche iraniane. Le fonti indicano danni estesi alle unità dell’esercito iraniano e delle Guardie Rivoluzionarie.

Tra le perdite segnalate figurano esponenti di alto profilo. Diverse agenzie hanno indicato il comandante Mohammad Pakpour e il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh tra i deceduti. Le autorità statali non hanno ancora confermato in modo ufficiale tutti i nomi riportati dalle fonti.

Il servizio sanitario e la Croce Rossa iraniana hanno riferito, sempre secondo comunicazioni locali, di oltre 200 vittime. Fonti locali parlano inoltre di una pesante strage in una scuola femminile a Minab, dove sarebbero rimaste uccise decine di studentesse.

Le notizie sui bilanci di vittime e sui comandanti coinvolti rimangono incomplete e in evoluzione. Le autorità internazionali e i servizi di intelligence monitorano la situazione in attesa di verifiche indipendenti e di eventuali dichiarazioni ufficiali.

La figura di Khamenei e le circostanze della sua morte

Le ricostruzioni sul luogo e sulle modalità dell’uccisione del leader supremo sono risultate inizialmente frammentarie. I primi rapporti hanno fornito versioni contrastanti tra media internazionali e bollettini ufficiali. Diverse fonti indicano che il complesso residenziale del leader è stato colpito da numerose esplosioni, mentre altre descrivono danni mirati e limitati.

Autorità estere hanno successivamente comunicato l’eliminazione di Khamenei, con reazioni popolari alternate tra momenti di celebrazione e fasi di tensione in varie aree urbane. Le conseguenze politiche e istituzionali appaiono potenzialmente rilevanti per la stabilità regionale. Le autorità internazionali e i servizi di intelligence continuano a monitorare la situazione in attesa di verifiche indipendenti e di dichiarazioni ufficiali approfondite.

La reazione iraniana e la strategia del contrattacco

Tehran ha condotto una serie di attacchi missilistici e con droni contro basi della coalizione e obiettivi israeliani.

L’IRGC ha denominato l’azione operazione Truth Promise 4 e ha annunciato colpi verso installazioni in Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Israele.

Le autorità statunitensi sostengono che un sistema di difesa abbia intercettato la maggior parte dei vettori lanciati e che al momento non risultino danni sostanziali alle forze Usa nella regione.

Fonti locali, tuttavia, riportano danni a infrastrutture e vittime civili, rendendo contrastanti le versioni su entità e impatto dell’offensiva.

Gli organismi internazionali e i servizi di intelligence continuano a monitorare gli sviluppi e attendono verifiche indipendenti e dichiarazioni ufficiali per chiarire l’accaduto.

Impatto sulle vie marittime e sul traffico commerciale

Le autorità e i servizi di intelligence continuano a monitorare gli sviluppi e attendono verifiche indipendenti e dichiarazioni ufficiali per chiarire l’accaduto. L’stretto di Hormuz, punto di passaggio strategico tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, rimane centrale nelle valutazioni di rischio per il traffico mercantile.

L’annuncio di una possibile chiusura ha già determinato preoccupazioni per le rotte petrolifere e per il transito di greggio e prodotti raffinati. Ogni interruzione prolungata rischia di tradursi in rincari energetici e in aumentata volatilità nei mercati internazionali dell’energia.

Gli operatori marittimi stanno valutando percorsi alternativi e misure di sicurezza supplementari. I primi segnali indicano adeguamenti nelle tariffe di nolo e una probabile ricomposizione delle catene logistiche nel medio termine.

Reazioni internazionali e conseguenze diplomatiche

Le capitali europee e le potenze regionali hanno reagito con una combinazione di condanne e appelli alla de‑escalation. Alcuni Stati hanno definito necessarie contromisure per neutralizzare programmi ritenuti pericolosi. L’Italia, secondo comunicazioni ufficiali, ha attivato canali di crisi per assistere i connazionali presenti in area e ha avviato consultazioni con alleati e partner nella regione.

Il quadro diplomatico resta fortemente frammentato e il rischio di una guerra allargata permane. La scomparsa di un leader politico‑religioso di rilievo altera gli equilibri interni e può favorire l’emergere di tensioni settarie. Inoltre, la presenza di attori non statuali suscettibili di rivendicazioni e azioni autonome aumenta la probabilità di escalation incontrollate.

Nel breve termine gli Stati interessati continueranno a intensificare il coordinamento di intelligence e diplomazia preventiva. I prossimi giorni saranno cruciali per valutare l’efficacia delle iniziative di contenimento e l’eventuale apertura di canali negoziali volti a limitare l’impatto regionale e sulle rotte commerciali.

Scenari futuri e possibili vie di uscita

Analisti ed esperti sottolineano che le opzioni rimangono limitate e ad alto rischio. Un’ulteriore escalation militare potrebbe tradursi in attacchi asimmetrici e in tentativi di eludere i sistemi di difesa. Un negoziato richiederebbe intermediari percepiti come credibili e garanzie difficili da ottenere nell’attuale contesto. Elementi chiave da monitorare sono la coesione interna in Iran, la capacità delle forze armate regionali di sostenere un conflitto prolungato e la reazione delle potenze economiche che potrebbero influenzare sanzioni o incentivi per una de-escalation.

Secondo alcune fonti, l’operazione citata avrebbe causato la morte di Khamenei; tale circostanza richiede conferme ufficiali e una rigorosa distinzione tra comunicazioni governative e ricostruzioni in tempo reale. I passaggi essenziali per valutare l’impatto a breve e medio termine restano il monitoraggio delle dinamiche diplomatiche, l’andamento delle misure economiche e l’efficacia delle iniziative di contenimento, incluse le possibili conseguenze sulle rotte commerciali del Golfo. Nei prossimi giorni gli sviluppi diplomatici e le verifiche delle fonti saranno determinanti per definire l’assetto regionale.