I giovani della Banda della Minicar che nella prima settimana di ottobre avevano causato pesanti disagi in diversi quartieri della capitale hanno spiegato il motivo di queste aggressioni ripetute ed anche quale è stato l’incentivo ad agire, un passo in avanti per tentare di migliorare la loro posizione di fronte al giudice in vista della condanna definitiva.
In lacrime davanti al PM: chiediamo scusa così parlano i ragazzini della Minicar
Arrivati di mattina nella questura di Roma, il 17enne al volante, accompagnato dal padre carabiniere e l’amico 16enne dalla madre, sono entrati in questura per parlare con la PM e raccontare le loro versione rispetto a quanto accaduto nelle giornate del 4 a 5 ottobre scorso.
I ragazzi hanno iniziato i rispettivi racconti chiedendo scusa per quanto commesso, si sono resi conto di aver sbagliato e hanno anche usato la tattica del pianto, logicamente non premeditata ma frutto della tensione di trovarsi in un luogo come la questura.
Sono parsi consapevoli delle azioni commesse e delle ripercussioni che queste avranno per il loro futuro.
Un futuro ancora non decifrabile, le opzioni sono due – il carcere minorile o una casa di comunità – in ogni caso lontano dalla famiglia e dagli amici.
La Banda della Minicar, idea nata grazie a TikTok
Una volta arrivata la domanda della PM rispetto a come fosse venuta in mente loro questa idea essi hanno spiegato che è nata tramite una serie di filmati visti su TikTok, molto probabilmente di ragazzi di origine straniera che hanno deciso di imitare.
Il resto è storia, le aggressioni nel quartiere Monteverde, come riporta Il Fatto Quotidiano, tra cui la più grave quella inferta all’attore Davide Iacopini, ancora oggi in terapia intensiva in gravi condizioni dopo oltre 14 giorni dall’episodio. A questo proposito hanno spiegato che una volta sentita la notizia di Iacopini abbiano deciso di smettere perché si sono resi conto di quanto stavano facendo.
