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Benessere teens: i numeri di una fragilità che pesa sul futuro

La fragilità adolescenziale che pesa sulle prospettive future

Il benessere delle nuove generazioni è sempre meno un tema esclusivamente sociale e sempre più una variabile economica, capace di incidere sul capitale umano, sulla produttività e sulla sostenibilità del sistema Paese.

I dati dell’Osservatorio Italiano Ben-Essere Teens (OIBET) 2025 di Excellentia offrono una fotografia chiara: il 52,1% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni indica la paura di essere giudicati come il principale ostacolo alle relazioni. Un fattore che, nel medio-lungo periodo, influisce sulla capacità di costruire reti, collaborare e partecipare attivamente alla vita sociale e lavorativa.

Per il 61,2% dei giovani, il benessere è definito come equilibrio tra salute fisica e mentale, mentre aspetti economici e materiali risultano secondari. Oltre la metà (53%) associa lo stare bene alla possibilità di dedicare tempo a se stessi, ai propri interessi e alle passioni personali. Si tratta di indicatori che rimandano a un capitale intangibile — autostima, identità, stabilità emotiva — sempre più determinante per la crescita individuale e collettiva. Allo stesso tempo, il 9,1% dichiara di non sapere cosa lo faccia stare bene, evidenziando una carenza di strumenti di orientamento e consapevolezza emotiva che rischia di tradursi in costi sociali ed economici futuri. Anche il tema della salute mostra criticità strutturali. Il 12,2% dei ragazzi vorrebbe migliorare il proprio stato di salute, ma non sa come farlo, segnale di una distanza tra informazione e competenze reali. In questo scenario, lo sport emerge come leva educativa: per il 46,3% è una scuola di disciplina e impegno, mentre il 25,7% lo considera un supporto per la gestione delle emozioni. L’attività fisica si conferma quindi non solo come strumento di prevenzione sanitaria, ma come ambito di sviluppo di competenze trasversali sempre più richieste anche nel mercato del lavoro.

La gestione del tempo è un altro nodo critico. Il 59% dei giovani si annoia quando non ha nulla da fare e il 37% associa il passare del tempo a preoccupazioni per il futuro, riflettendo un aumento dell’ansia legata alle aspettative scolastiche e sociali. Il 20,8% dichiara di non avere mai tempo sufficiente da dedicare a ciò che ama, un dato che racconta una pressione precoce sulle performance e una difficoltà a costruire progettualità personali sostenibili nel tempo.

La tecnologia è onnipresente: il 51% dei ragazzi la utilizza prevalentemente per intrattenimento, pur riconoscendone anche il valore informativo e relazionale. Accanto ai benefici, emergono però rischi concreti di isolamento, dipendenza e sovraccarico cognitivo. Il 15% percepisce l’online come uno spazio più sicuro per relazionarsi rispetto alla vita offline, segnale di uno spostamento della socialità che richiede nuove politiche educative e digitali per evitare ricadute sul benessere psicologico e sulla coesione sociale.

Persistono infine stereotipi di genere, con ragazze percepite come più empatiche e ragazzi come più chiusi emotivamente, ma cresce una domanda di educazione all’affettività e alla parità. Un passaggio chiave per costruire contesti inclusivi e ambienti professionali più equilibrati nel futuro.

Nel complesso, l’OIBET 2025 restituisce l’immagine di una generazione consapevole ma fragile, orientata alla ricerca di equilibrio e autenticità, ma esposta a pressioni sociali, ansia e incertezza. Investire oggi nel benessere sostenibile dei giovani non è solo una scelta etica, ma una strategia economica: significa rafforzare il capitale umano, ridurre i costi sociali futuri e creare le basi per una crescita più solida e inclusiva.