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Cassa integrazione Ilva: Acciaierie d'Italia amplia a 8.600 dipendenti

Cassa integrazione Ilva: Acciaierie d'Italia amplia a 8.600 dipendenti

Acciaierie d'Italia richiede la CIGS per oltre 8.600 ex Ilva, mentre i sindacati organizzano scioperi e manifestazioni.

Il gruppo Acciaierie d’Italia attualmente sotto amministrazione straordinaria, ha avviato una nuova pratica per estendere la cassa integrazione straordinaria a un numero di lavoratori quasi doppi rispetto a prima. La procedura, valida fino al 28 febbraio 2027, prevede la copertura di 8.622 dipendenti su un totale di 9.626, contro i 4.450 finora ammessi.

Dettagli dell’ampliamento: numeri e sedi coinvolte

Secondo la comunicazione inviata al Ministero del lavoro, la maggior parte dei dipendenti interessati sarà collocata a Taranto dove fino a 6.964 operai possono accedere alla CIGS su un organico di 7.875. A Genova la quota sale a 870 su 917, a Novi Ligure a 515 su 542, mentre le sedi di Milano, Racconigi, Marghera, Paderno e Legnaro vedono incrementi rispettivi di 117, 70, 45, 23 e 18 lavoratori.

Il provvedimento della Corte d’Appello di Milano

Il decreto della Corte d’Appello di Milano emesso il 27 luglio, ha ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto. I commissari straordinari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli hanno sottolineato l’impossibilità di adeguare il layout aziendale al rispetto dell’ordine giudiziale, rendendo necessaria una revisione immediata del piano operativo.

Conseguenze operative e risparmio dei costi

Per fronteggiare l’interruzione, l’azienda ha sospeso gli ordini di fornitura delle materie prime incompatibili con il fermo e ha posto gli impianti in “condizione di riscaldo” per evitarne il deterioramento. L’obiettivo dichiarato è garantire la sostenibilità finanziaria durante la cessione degli asset, attuando una drastica riduzione dei costi. Solo 1.004 dipendenti rimarranno in servizio per custodire le risorse, adempiere agli obblighi ambientali e mantenere la continuità operativa delle attività non soggette al provvedimento.

Sindacati, scioperi e manifestazioni

Nel frattempo, i sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb hanno proclamato lo sciopero del 12 ottobre in tutte le sedi ex Ilva, a seguito di un vertice a Palazzo Chigi considerato insoddisfacente. A Taranto, la rete di associazioni “Onda del futuro” ha organizzato una manifestazione chiedendo la chiusura del polo siderurgico, la bonifica del sito e la creazione di alternative occupazionali. Anche i sindaci di Taranto (Piero Bitetti) e di Genova (Silvia Salis) hanno espresso solidarietà ai lavoratori, sollecitando il governo a fornire misure concrete.

Prospettive future e possibili scenari

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha indicato l’intenzione di presentare un decreto-legge mirato a una cassa integrazione non legata alla chiusura, ma al mantenimento della produzione in una prospettiva di acciaio verde con forni elettrici. Tuttavia, la decisione finale dipenderà dall’esito della gara per la gestione degli asset, rinviata al 9 novembre, e dalla pronuncia della Cassazione prevista per il 20 ottobre. Per ora, la tutela dei circa 3 000 addetti rimasti in servizio dipenderà dall’avanzamento dei negoziati tra governo, commissari e organizzazioni sindacali.

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