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Colloqui a Ginevra tra Iran e Usa mediati dall'Oman: tra dialogo e pressioni militari

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A Ginevra le delegazioni di Iran e Usa si confrontano nella sede dell'ambasciata dell'Oman: tra la rivendicazione iraniana di non volere armi nucleari, le accuse americane e la possibilità di proposte economiche, la diplomazia cerca di evitare l'escalation

A Ginevra, nell’ambasciata dell’Oman, si è svolto il terzo round di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sul controverso tema del programma nucleare di Teheran. La delegazione iraniana, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è arrivata con l’intento di sondare possibili intese, mentre mediatori internazionali osservano e provano a tenere aperti canali di comunicazione tra le parti.

Contesto e modalità dei colloqui
I colloqui si tengono in forma indiretta, con l’Oman che fa da anfitrione neutrale. L’obiettivo dichiarato è affrontare questioni tecniche legate al programma nucleare iraniano e stabilire condizioni praticabili per entrambe le delegazioni. Per ora i negoziati procedono senza annunci pubblici di progressi: i mediatori mantengono contatti separati sia con Teheran che con Washington, cercando punti di contatto su aspetti di verifica e trasparenza.

Posizioni ufficiali e accuse reciproche
Da Teheran arrivano rassicurazioni: il presidente iraniano e la guida suprema vengono citati per riaffermare la linea ufficiale secondo cui “non vogliamo armi nucleari”. Ebrahim Raisi e Abbas Araghchi sottolineano che il paese non intende né produrre né acquisire ordigni atomici, definendo questa scelta come parte della dottrina di sicurezza nazionale. Dall’altra parte, funzionari statunitensi — tra cui figure della leadership citate dalla stampa — affermano invece di possedere elementi che indicherebbero tentativi iraniani di sviluppare capacità utili a un’arma nucleare, alimentando la diffidenza di Washington.

Le richieste statunitensi
La delegazione americana pone condizioni stringenti: trasparenza, accesso esteso agli ispettori internazionali e meccanismi di monitoraggio continui. Gli Usa vogliono prove verificabili che escludano finalità militari nel programma nucleare iraniano; solo su questa base, è la posizione ufficiale, si potrà parlare di un alleggerimento delle sanzioni. Restano da definire calendario e criteri delle verifiche, e si stanno svolgendo consulti con organismi internazionali per concordare procedure comuni.

Scadenze e ipotesi d’accordo
Secondo alcune fonti, Washington ha chiesto una bozza di proposta iraniana entro 48 ore per poter avanzare a fasi più dettagliate dei colloqui a Ginevra. Si è parlato anche dell’ipotesi di un accordo “senza scadenza” per rendere permanenti alcune limitazioni sul programma nucleare: una formula che avrebbe vantaggi e rischi politici per entrambe le parti.

Incentivi economici e leve negoziali
Per indurre Teheran ad accettare restrizioni verificabili, gli Stati Uniti avrebbero affiancato alle richieste di verifica proposte di incentivi economici mirati: alleggerimenti selettivi di sanzioni e pacchetti finanziari condizionali. Dalla parte iraniana circola l’idea di offrire partnership in settori energetici — petrolio, gas e risorse minerarie — come leva per ottenere concessioni politiche. Da Washington tuttavia precisano di non aver ricevuto ancora una proposta completa: qualsiasi beneficio economico richiederà garanzie stringenti e meccanismi di controllo effettivi.

Dimensione militare e pressione regionale
Sul piano militare, la tensione non si è affievolita. Nell’area dello Stretto di Hormuz l’Iran ha condotto esercitazioni navali; gli Stati Uniti mantengono asset navali e aerei nella regione. Questa doppia presenza riflette una strategia fatta di deterrenza e pressione, che incombe sui negoziati e può modificarne il ritmo. Le manovre iraniane ribadiscono la capacità di influire sul traffico marittimo strategico, mentre Washington rafforza la propria presenza per evitare escalation.

Il ruolo di Israele e il nodo missilistico
Tel Aviv spinge perché il programma missilistico iraniano venga inserito nell’agenda negoziale: la sola limitazione dell’arricchimento dell’uranio, sostengono fonti israeliane, non sarebbe sufficiente se l’Iran mantiene capacità balistiche e reti di proxy nella regione. Inserire il dossier missili nelle trattative complica il quadro negoziale e rischia di allungare i tempi per trovare un’intesa sostenibile.

Nodi aperti e possibili scenari
Restano questioni fondamentali da risolvere: la durata delle garanzie, il controllo sul materiale arricchito, l’accesso degli ispettori internazionali e il ruolo del sostegno regionale di Teheran alle milizie esterne. Se le parti scambieranno proposte concrete e verificabili, il dialogo potrebbe portare a un alleggerimento parziale delle sanzioni e a un graduale disgelo economico. In mancanza di progressi tangibili, invece, cresce il rischio di nuovo innalzamento delle tensioni, con l’opzione militare ancora presente nei ragionamenti di diversi attori.

Cosa aspettarsi nelle prossime ore
Gli incontri proseguiranno a Ginevra con l’intento di trasformare proposte vaghe in impegni verificabili. La palla ora è in gran parte nelle mani di Teheran: una risposta formale nei tempi richiesti determinerà se saranno possibili ulteriori negoziati dettagliati. Nel frattempo, diplomazia e forze militari restano attive, e ogni sviluppo sul terreno potrebbe cancellare o accelerare i margini di trattativa.