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Colombo nega l'uso dell'aeroporto di Mattala a due aerei da combattimento statunitensi

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Il presidente Anura Kumara Dissanayake ha dichiarato che Colombo ha detto no a due aerei militari statunitensi per evitare schieramenti nella guerra tra Usa e Israele contro l'Iran

Il governo di Colombo ha annunciato pubblicamente di aver negato l’autorizzazione al transito e all’atterraggio di due aerei da combattimento statunitensi presso il Mattala Rajapaksa International Airport. La richiesta, presentata il 26 febbraio, prevedeva un soggiorno logistico dal 4 all’8 marzo, ma è stata respinta per salvaguardare la posizione di neutralità dello Stato insulare.

La scelta è stata illustrata in Parlamento dal presidente Anura Kumara Dissanayake, che ha sottolineato come la decisione sia maturata in un contesto internazionale già agitato da operazioni militari e da recenti incidenti in mare che hanno coinvolto navi iraniane e forze statunitensi.

Le richieste al governo e la motivazione del rifiuto

Secondo il presidente, la richiesta americana riguardava due velivoli in arrivo da una base a Djibouti, armati con otto missili antinave. Colombo ha valutato l’impatto politico e strategico di concedere l’uso di un aeroporto civile a forze belligeranti e ha deciso di dire no per non essere percepita come alleata di una delle parti in conflitto. Questa scelta è stata accompagnata da un altro invito, nello stesso giorno, da parte dell’Iran per la visita di tre unità navali: due richieste che, se accettate singolarmente, avrebbero potuto compromettere l’immagine di neutralità del paese.

Il significato politico della neutralità

Per Colombo la neutralità non è solo una dichiarazione formale ma uno strumento di politica estera concretamente applicato: rifiutare sia l’atterraggio degli aerei militari sia la sosta delle navi iraniane ha permesso al governo di evitare di assumere una posizione che potesse essere interpretata come schieramento. Il presidente ha spiegato che «se avessimo detto sì a una delle parti, avremmo dovuto dire sì anche all’altra», ribadendo l’intento di non contribuire a un’escalation regionale.

Contesto regionale e diplomatico

La decisione di Colombo arriva mentre lo scontro militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha generato preoccupazioni diffuse: attacchi con missili e droni hanno interessato varie aree del Medio Oriente, provocando rialzi dei prezzi energetici e incertezza nelle rotte marittime. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha esercitato pressioni sugli alleati affinché forniscano maggiore sostegno alle operazioni, arrivando anche a criticare gli stati NATO per la loro riluttanza a partecipare attivamente nel controllo dello Stretto di Hormuz.

Reazioni internazionali e paralleli europei

Alcuni governi, come quello svizzero, hanno indicato misure coerenti con politiche di non partecipazione diretta: la Svizzera ha comunicato il blocco delle esportazioni di materiale bellico che potrebbe essere usato nell’attuale conflitto con l’Iran. Questa convergenza di scelte illustra la tensione tra le richieste di sostegno militare degli Usa e la volontà di molti Paesi di evitare il coinvolgimento diretto in una guerra su larga scala.

Incidente navale e operazioni umanitarie di Colombo

Il rifiuto di consentire l’uso dell’aeroporto si inserisce in un quadro reso ancora più delicato da eventi in mare: in una delle operazioni più gravi, la fregata iraniana IRIS Dena è stata colpita da un ordigno in mare aperto, incidente che ha causato la morte di almeno 84 persone e che ha visto la Marina dello Sri Lanka recuperare 32 membri dell’equipaggio. Pochi giorni dopo, un secondo pattugliatore iraniano, la IRIS Bushehr, ha richiesto assistenza ed è stata assistita e parzialmente evacuata dalle autorità di Colombo.

Implicazioni per la sicurezza marittima

La vicenda ha messo in evidenza come le isole dell’Oceano Indiano possano trovarsi al centro di ricadute operative e umanitarie scatenate da conflitti lontani. Le autorità dello Sri Lanka hanno dovuto bilanciare esigenze di soccorso e gestione umanitaria con la necessità di non trasformare il proprio territorio in una base logistica per operazioni militari.

In sintesi, la negazione dell’uso di Mattala da parte dello Stato di Colombo rappresenta una scelta diplomatica chiara: difendere la propria neutralità in un momento di forte tensione internazionale, gestendo al contempo conseguenze operative e umanitarie originate dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.