Negli ultimi mesi le autorità della Banca centrale con sede ad Aden hanno avviato interventi decisi per arrestare la caduta del rial yemenita, limitando la speculazione valutaria e centralizzando alcune operazioni. Queste manovre hanno effettivamente riportato una stabilità valutaria rispetto al dollaro e alla riyal saudita nei mercati sotto il controllo del governo, ma il beneficio apparente in termini di cambio ha coinciso con una diffusissima carenza di liquidità in valuta locale, percepita da cittadini e imprese.
Le misure della banca centrale e le loro conseguenze
Per contenere la svalutazione, la banca centrale ha chiuso cambi non autorizzati, centralizzato le rimesse interne e istituito un comitato per gestire le importazioni e distribuire valuta estera ai commercianti. Queste azioni hanno contribuito a stabilizzare i tassi: nelle aree controllate dal governo lo scambio della riyal saudita si attesta tra 400 e 410 rial, mentre il dollaro viene trattato attorno a 1.520-1.550 rial.
Tuttavia, la stretta sulla circolazione di banconote ha provocato effetti collaterali concreti: rimesse non convertite, limiti alle operazioni giornaliere e un’ampia difficoltà ad ottenere contanti in tagli elevati.
Limitazioni pratiche e restrizioni nelle conversioni
Molti sportelli di cambio rifiutano di convertire grandi quantità di valuta estera o impongono limiti quotidiani (talvolta appena 50 riyal sauditi per persona), costringendo i destinatari di rimesse e i commercianti a ripetere spostamenti e file.
La scarsità di banconote da 500 e 1.000, unita al fatto che il governo paga spesso stipendi in tagli di minor valore (soprattutto banconote da 100 o 200 rial), complica ulteriormente gli scambi quotidiani: i lavoratori finiscono per trasportare buste voluminose di denaro, che però incontrano il rifiuto di esercizi e fornitori poco disposti ad accettarle.
Impatto sociale ed economico: chi soffre e chi trova opportunità
L’assenza di contante ha paralizzato molte attività commerciali: negozi alimentari, farmacie e piccole imprese segnalano difficoltà a incassare o a pagare fornitori. Cittadini in regioni come Aden, Taiz, Mukalla e aree rurali di Hadramout si trovano spesso senza accesso ai risparmi inviati dall’estero. Al tempo stesso, la mancanza di liquidità alimenta il mercato nero, dove le conversioni avvengono a tassi meno favorevoli per il pubblico.
Disparità territoriali e privilegi di rete
Le condizioni non sono uniformi nel paese: nelle zone sotto il controllo degli Houthi si registrano tassi molto differenti (la riyal saudita viene trattata intorno a 140 rial e il dollaro a circa 535-540 rial), creando un mosaico di tassi di cambio che complica il commercio interregionale. Inoltre, chi dispone di contatti privilegiati presso banche o cambi riesce spesso ad aggirare la carenza di contanti, mentre chi non ha relazioni subisce lunghe attese e rifiuti.
Strategie di adattamento e conseguenze a lungo termine
Per affrontare la crisi della liquidità, famiglie e imprese hanno adottato soluzioni temporanee: pagamenti dilazionati accordati dai negozianti, conversioni informali presso supermercati o attività commerciali a tassi peggiorativi, e l’uso crescente di trasferimenti elettronici dove la connettività lo permette. Nelle aree rurali, dove l’accesso a Internet è limitato e gli sportelli di cambio scarseggiano, la sofferenza è maggiore. Alcuni operatori che importano beni dalla riyadh o dall’Arabia Saudita ritengono la situazione vantaggiosa, potendo acquistare valuta straniera a prezzi scontati da chi ha bisogno urgentemente di rial locali.
Rischi per la fiducia e possibili scenari
La combinazione di stabilità apparente del tasso e scarsità di contante mette a rischio la fiducia nella normalità dei mercati: se la disponibilità di banconote non migliora, potrebbero aumentare i meccanismi informali di scambio e la frammentazione dei prezzi tra regioni. Le autorità dichiarano di aver approvato misure a breve e lungo termine per mitigare il problema, ma finché le banche non riescono a fornire liquidità in tagli utilizzabili, la quotidianità di milioni di yemeniti resterà segnata da code, rifiuti alla conversione e difficoltà ad accedere a servizi essenziali.