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Compromessi necessari per la pace in Ucraina: l'impegno di Stati Uniti e Unione Europea

Compromessi necessari per la pace in Ucraina: l'impegno di Stati Uniti e Unione Europea

I mediatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono in Ucraina per tentare di trovare una soluzione diplomatica al conflitto. Scopri i dettagli dei negoziati e le sfide che devono affrontare.

Il cammino verso la pace in Ucraina si rivela sempre più complesso e tortuoso. I mediatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati a Kiev a bordo del treno Peace Express stanno cercando di trovare una soluzione diplomatica al conflitto che da oltre quattro anni insanguina il Paese. Dopo i colloqui di sabato a Mosca, i progressi sono stati minimi, nonostante l’ottimismo del mediatore americano che ritiene di “avere gli ingredienti per arrivare” alla pace.

“È molto difficile, ma siamo impegnati, ci teniamo e speriamo che tutto ciò porti a una soluzione diplomatica pacifica e di successo”, ha dichiarato Witkoff. Tuttavia, il realismo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky contrasta con questo ottimismo. Durante i tre round di colloqui, Zelensky ha parlato anche dei Patriot definendoli “una questione molto urgente e molto importante per noi”.

Le sfide dei negoziati: questioni territoriali e sicurezza

Le ragioni dello stallo diplomatico rimangono le stesse. La questione territoriale è il primo ostacolo: Mosca rivendica le quattro regioni parzialmente controllate, mentre Kiev chiede di congelare la linea del fronte. Per Zelensky, questa questione resta “rilevante. Ne abbiamo discusso. Ma rimango dell’opinione che questioni così complesse si risolvano solo a livello di presidenti”.

Un altro punto di contrasto è la richiesta russa di un’Ucraina neutrale e demilitarizzata, mentre Kiev vuole garanzie per la sua sicurezza e un esercito forte. Intanto, i raid sul terreno da entrambe le parti non si fermano, e Mosca acuisce le tensioni con l’Europa, accusando la Germania di aver mosso accuse non verificate per la vicenda dei droni all’aeroporto di Lipsia.

Le tensioni con l’Europa e le accuse di Mosca

Per il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, la rappresaglia diplomatica di Berlino rappresenta “l’inizio di una vera guerra”. Berlino, nel frattempo, sta preparando uno “scudo protettivo” contro le minacce russe. L’Unione Europea, per bocca del commissario alla Difesa Andrius Kubilius, ribadisce che “è Putin la vera causa profonda della guerra che andrebbe rimossa”.

Kiev ospita anche i consiglieri per la sicurezza dei Volenterosi Germania, Regno Unito e Francia, una presenza voluta per rimarcare lo sforzo europeo a sostegno di Zelensky nei negoziati in cui continua a chiedere una “pace dignitosa”.

Le mosse di Trump e la tregua su Kiev

Donald Trump si consulterà con i suoi inviati e chiamerà Putin e poi Zelensky. La tregua su Kiev concessa da Mosca durerà fino a lunedì, per permettere ai due mediatori di tornare a casa in sicurezza. Zelensky sa che Washington è fondamentale per qualsiasi accordo di pace, ma è consapevole che la finestra di opportunità potrebbe chiudersi quando gli Stati Uniti iniziano a concentrarsi sulle prossime elezioni di midterm e prima che il suo Paese debba affrontare un nuovo lungo inverno.

“La guerra continua questo inverno”, ha dichiarato Zelensky, sottolineando che i colloqui di oggi con gli inviati americani non hanno prodotto svolte concrete. Ucraina, Stati Uniti e Paesi europei torneranno a riunirsi nelle prossime settimane per cercare nuove strade verso un accordo di pace.

Putin ha dichiarato una tregua nei raid per consentire ai negoziatori di Washington di raggiungere per la prima volta la capitale ucraina, ma non ha accettato una proposta di Kiev per un cessate il fuoco “più ampio” che si estendesse oltre le due capitali.

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