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Don Biancalani rimosso dalla parrocchia di Ramini: bocciati i ricorsi

Don Biancalani rimosso dalla parrocchia di Ramini: bocciati i ricorsi

Don Massimo Biancalani è stato rimosso dalla parrocchia di Ramini. Bocciati tutti i ricorsi.

Per quasi dieci anni il nome di don Massimo Biancalani è stato indissolubilmente legato a Vicofaro e all’accoglienza dei migranti. Dal 2015, quando nella parrocchia di Santa Maria Maggiore iniziarono ad arrivare i primi giovani profughi provenienti soprattutto dall’Africa subsahariana, il sacerdote ha trasformato la propria comunità in uno dei luoghi simbolo del dibattito sull’immigrazione in Italia.

Un’esperienza nata come gesto di solidarietà e diventata nel tempo una realtà capace di accogliere decine, e in alcuni periodi anche centinaia, di persone.

Ora, dopo anni di polemiche, difficoltà organizzative e tensioni legate alle condizioni della struttura, quella stagione sembra essere arrivata al termine. La rimozione dal servizio pastorale decisa dalla Santa Sede rappresenta infatti un passaggio destinato a segnare profondamente la storia di Vicofaro e del sacerdote.

Dalla parrocchia di Vicofaro all’accoglienza di centinaia di migranti

L’esperienza di don Biancalani era cominciata nel 2015, quando la parrocchia di Santa Maria Maggiore aveva iniziato a offrire ospitalità ai migranti appena arrivati in Italia e privi di una sistemazione. Nel giro di pochi anni gli spazi della canonica e della parrocchia furono trasformati per ricavare posti letto e accogliere un numero sempre maggiore di persone.

Lo stesso sacerdote aveva definito Vicofaro una sorta di “ospedale da campo”, sottolineando l’intenzione di creare non soltanto un luogo in cui dormire, ma una comunità capace di favorire integrazione e percorsi di autonomia.

L’accoglienza raggiunse numeri particolarmente elevati: in alcuni periodi gli ospiti superarono il centinaio, arrivando nei momenti di maggiore emergenza anche a circa duecento persone. Una situazione che rese, però, sempre più complessa la gestione degli spazi e della vita quotidiana. Vicofaro divenne così anche un simbolo dello scontro politico sull’immigrazione. Le posizioni pubbliche di Biancalani a favore dell’accoglienza lo portarono più volte a confrontarsi duramente con esponenti politici nazionali. Celebre fu anche la fotografia che ritraeva alcuni migranti ospitati nella struttura mentre si trovavano in piscina, diventata oggetto di numerose polemiche.

Le criticità, lo sgombero e il passaggio a Ramini

Parallelamente alla notorietà dell’esperienza crebbero però anche le contestazioni. Alcuni residenti e parrocchiani sollevarono dubbi sulle modalità di gestione dell’accoglienza, denunciando problemi legati al sovraffollamento, alla sicurezza e alle condizioni degli immobili.

Le criticità igienico-sanitarie finirono progressivamente al centro della vicenda, fino agli interventi delle autorità e allo sgombero della struttura. Biancalani continuò comunque a occuparsi di migranti nella vicina parrocchia di San Niccolò a Ramini, dove l’accoglienza era già presente ma con numeri decisamente più contenuti.

Il trasferimento a Ramini aveva quindi rappresentato una nuova fase della sua attività pastorale, dopo gli anni in cui Vicofaro era diventata quasi sinonimo della sua figura pubblica. Ora, con la decisione della Santa Sede di rimuoverlo dal servizio pastorale, si chiude definitivamente una lunga stagione. Per quasi un decennio don Biancalani e Vicofaro hanno rappresentato uno dei capitoli più discussi dell’accoglienza dei migranti in Italia, tra solidarietà, integrazione, polemiche politiche e difficoltà nella gestione di una realtà cresciuta ben oltre le dimensioni inizialmente previste.

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