La premier Giorgia Meloni rilancia la sua strategia di controllo dei flussi migratori con il nuovo blocco navale, una misura pensata per rafforzare la sicurezza dei confini italiani e gestire in maniera più incisiva le emergenze legate all’immigrazione via mare. Ecco le sue parole, in un video condiviso sui canali social, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al Ddl.
Ddl migranti: nuove norme per la sicurezza dei confini
Il governo italiano segna una tappa significativa nella gestione della sicurezza nazionale con l’approvazione di un nuovo disegno di legge sull’immigrazione, destinato a modificare radicalmente il controllo delle acque territoriali. In un videomessaggio diffuso sui social dopo la partecipazione al Consiglio Ue informale a Liegi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Oggi abbiamo potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo del centrodestra”.
Ddl migranti, Giorgia Meloni e il blocco navale: “Promessa mantenuta, niente ostacoli fantasiosi”
La legge consente allo Stato di agire rapidamente in caso di minacce gravi all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, come atti di terrorismo o ondate migratorie eccezionali. Una delle principali novità riguarda il cosiddetto “blocco navale”: le imbarcazioni sospette possono essere fermate e i migranti a bordo condotti verso Paesi terzi, un approccio che la premier definisce “compatibile con le nuove regole europee che tra l’altro l’Italia ha contribuito a definire”. Il provvedimento non si limita al controllo marittimo: esso rientra in un più ampio sistema di gestione dei flussi migratori che punta a condividere responsabilità con l’Unione Europea, evitando di far gravare tutto il peso sulle coste italiane.
Oltre al blocco navale, il Ddl introduce misure più stringenti per il contrasto all’immigrazione illegale e ai traffici di esseri umani. Tra le novità, spiccano procedure più rapide per l’espulsione di stranieri condannati o responsabili di reati gravi, come violenza contro pubblico ufficiale, riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia o partecipazione a rivolte nei centri di permanenza. Anche i criteri per la protezione speciale vengono resi più restrittivi: potrà essere concessa solo a chi risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni, dimostra conoscenza della lingua e dispone di una casa con requisiti igienico-sanitari adeguati.
Meloni ha rimarcato l’urgenza dell’approvazione parlamentare, esortando tutte le forze politiche a collaborare: “Noi ce la stiamo mettendo tutta, speriamo solo che tutti facciano la loro parte senza creare ostacoli fantasiosi e dal chiaro sapore ideologico”. Il disegno di legge dovrà ora affrontare il Parlamento, dove si prevede un confronto acceso sulle modalità di attuazione e sul rispetto dei diritti internazionali, ma la strategia della maggioranza appare chiara.
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