Steven Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Mosca il 5 settembre 2026 e hanno poi raggiunto Kiev il 6 settembre 2026 per avviare colloqui di pace tra Russia e Ucraina.
La missione è stata annunciata da Volodymyr Zelenskyy e coordinata dagli Stati Uniti ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026.
Perché la missione è rilevante
La visita ha assunto rilievo perché segue tentativi negoziali riavviati dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca all’inizio del 2025 e dopo fasi di stallo nei colloqui nel corso del 2026.
I colloqui miravano a riaprire trattative su garanzie di sicurezza e possibili compromessi territoriali per porre fine al conflitto.
Negli ultimi mesi la tregua sul terreno è rimasta fragile e gli attacchi aerei e marittimi si sono intensificati, con ripercussioni su infrastrutture energetiche e commerciali; per questo motivo la ripresa del dialogo è stata considerata urgente da parte degli interlocutori coinvolti.
Incontri al Cremlino con Putin, Dmitriev e Ushakov
A Mosca Witkoff e Kushner hanno incontrato il presidente Vladimir Putin al Cremlino alla presenza dell’inviato russo Kirill Dmitriev e del consigliere Yuri Ushakov. Ushakov ha descritto i colloqui come “altamente utili”.
La delegazione statunitense ha discusso una proposta definita dagli Stati Uniti come una nuova offerta concreta per porre fine al conflitto.
Putin ha elogiato gli sforzi dell’amministrazione americana e ha parlato di “progressi reali” sul campo di battaglia. In connessione con la visita, il Cremlino ha disposto una pausa di tre giorni dei colpi contro Kiev a partire dalla mezzanotte di sabato.
Colloqui a Kiev con Zelenskyy e clima sul terreno
Il giorno successivo la delegazione è volata a Kiev e ha incontrato il presidente Volodymyr Zelenskyy. Zelenskyy ha confermato la missione sui canali ufficiali e ha ribadito che qualsiasi proposta non deve implicare la rinuncia ai territori difesi dall’Ucraina: “Le nostre proposte sono state elaborate”.
La capitale ucraina era stata colpita da attacchi nelle ore precedenti, incluso un raid con drone che aveva danneggiato il quartier generale del servizio di sicurezza SBU il 4 settembre 2026. Nonostante i danni e la persistente pressione militare, Zelenskyy ha mantenuto la disponibilità al dialogo condizionata a garanzie concrete.
Contatti statunitensi, intelligence e precedenti di Witkoff
Washington aveva intensificato i contatti con Mosca nei giorni precedenti alla missione; tra questi spicca il viaggio del direttore della CIA John Ratcliffe a fine agosto 2026 per richiedere una de-escalation e riduzioni del sostegno russo ad attori regionali.
Prima della missione, Steven Witkoff aveva già visitato Mosca in diverse occasioni nel 2025 e nel 2026 e aveva avuto incontri con Volodymyr Zelenskyy in contesti internazionali, compresi appuntamenti in Germania e in Francia. Il ritorno di Witkoff e Kushner è stato presentato come un ultimo tentativo diplomatico degli Stati Uniti per riportare le parti al tavolo delle trattative.
Posizioni delle parti e fattori che influenzano l’esito
Le autorità russe hanno mantenuto posizioni dure riguardo al controllo di porzioni del Donetsk mentre l’Ucraina ha rifiutato qualsiasi proposta che implichi la perdita dei territori difesi. Analisti di intelligence occidentale hanno espresso scetticismo sulla disponibilità russa a un accordo rapido, e l’intelligence ucraina ha segnalato il rischio di ulteriori operazioni militari da parte di Mosca.
I negoziati si svolgono in un contesto segnato da operazioni su più fronti, attacchi con droni e impatti economici. La capacità degli inviati di tradurre i colloqui in progressi concreti dipenderà dall’apertura politica di Mosca e dalle garanzie ritenute accettabili da Kiev.
Azioni militari e reazioni recenti
Nonostante il cessate il fuoco temporaneo concordato per la visita, entrambe le parti hanno continuato operazioni strategiche in altre aree. L’Ucraina ha colpito obiettivi in territorio russo, tra cui la raffineria di petrolio di Ryazan, provocando un incendio che ha alzato la posta in gioco per Mosca.
Il quadro operativo rimane fluido e le prossime ore sono considerate decisive per verificare se le aperture emerse nei colloqui si tradurranno in accordi concreti o in un nuovo ciclo di negoziati senza esito.
