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Espulsione delle ong da Gaza: i rischi per i soccorsi secondo Medici senza frontiere

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Msf chiede accesso umanitario senza ostacoli mentre 17 ong ricorrono alla corte suprema israeliana contro l'espulsione di 37 organizzazioni

Medici senza frontiere definisce catastrofica la situazione nella Striscia di Gaza e chiede un incremento urgente di aiuti salvavita e un accesso umanitario senza ostacoli. In parallelo, un provvedimento del governo israeliano dispone che 37 ong lascino i Territori palestinesi entro il 1 marzo 2026. La combinazione delle restrizioni operative e della scadenza imposta ha acceso allarmi sui rischi di collasso delle reti di assistenza sanitaria e logistico-umanitaria già fragili nella regione. Le organizzazioni internazionali segnalano che la riduzione degli operatori sul campo potrebbe compromettere la fornitura di cure essenziali e la distribuzione di beni di prima necessità.

Le richieste di Medici senza frontiere e il quadro operativo

Msf ha ribadito la determinazione a rimanere sul territorio per continuare a fornire cure, pur segnalando che le nuove misure stanno comprimendo la capacità d’intervento. La dichiarazione segue l’avvertimento che la riduzione degli operatori sul campo potrebbe compromettere la fornitura di cure essenziali e la distribuzione di beni di prima necessità.

Nella nota l’organizzazione ricorda che, secondo il diritto internazionale umanitario, la potenza occupante è obbligata a facilitare la consegna di assistenza ai civili. Tuttavia, restrizioni amministrative e ostacoli logistici limitano gli spostamenti del personale e la consegna di materiali medici critici.

Msf avverte che tali restrizioni rischiano di tradursi in conseguenze letali per centinaia di migliaia di pazienti. Tra i casi più a rischio vengono citati i pazienti che necessitano di cure mediche continuative, assistenza psicologica e trattamenti chirurgici a lungo termine, per i quali ogni interruzione è potenzialmente pericolosa.

L’organizzazione sollecita misure concrete per garantire accesso sicuro e regolare alle strutture sanitarie. Rimangono aperte questioni operative che, se non risolte, potrebbero peggiorare la carenza di personale e di forniture essenziali sul territorio.

Impatto sui servizi sanitari

Il segretario generale di Msf ha avvertito che, nonostante gli sforzi per mantenere i servizi, la combinazione di carenza di forniture, limitazioni alla mobilità e riduzione del personale può provocare interruzioni significative. Ospedali e cliniche nella Striscia dipendono in larga misura da organizzazioni internazionali per farmaci, attrezzature e personale specializzato. Un eventuale allontanamento coordinato delle ong rischierebbe di creare vuoti operativi difficilmente colmabili nel breve periodo. Le autorità umanitarie sottolineano che rimangono aperte criticità operative che, se non affrontate, possono aggravare la carenza di personale e di forniture essenziali sul territorio.

Il provvedimento israeliano e la risposta delle ong

Organizzazioni umanitarie internazionali hanno contestato la richiesta del governo israeliano notificata il 30 dicembre, che condiziona il rinnovo delle licenze al 28 febbraio alla consegna degli elenchi del personale palestinese. La misura riguarda le attività nei Territori e, secondo le ong, tende a compromettere operazioni già fragili sul piano logistico e della sicurezza.

Tra le realtà che hanno espresso formale opposizione figurano Oxfam, Norwegian Refugee Council, Care International e Msf. Le organizzazioni hanno denunciato che la richiesta viola il principio di neutralità e aumenta il rischio di rappresaglie nei confronti del personale locale, essenziale per la continuità dei servizi sul territorio.

La prospettiva di dover interrompere progressivamente le attività, qualora gli elenchi non vengano forniti, aggrava criticità operative già emerse. In assenza di una soluzione, le restrizioni amministrative rischiano di intensificare la carenza di personale e di forniture, con conseguenze dirette sull’accesso ai servizi per le popolazioni coinvolte.

Il ricorso alla corte suprema

Il 24 diciassette organizzazioni internazionali hanno presentato un ricorso alla Corte suprema israeliana per ottenere la sospensione provvisoria del provvedimento. Le ong chiedono di congelare l’applicazione delle nuove regole in attesa di una valutazione giuridica più approfondita.

Nel testo del ricorso le organizzazioni richiamano la quarta Convenzione di Ginevra, sottolineando che le potenze occupanti devono agevolare la distribuzione degli aiuti ai civili. Sostengono che subordinare la presenza umanitaria a requisiti amministrativi ostacola attività essenziali e sta già producendo effetti concreti, tra cui blocchi di spedizioni e dinieghi di visti per il personale straniero.

Ripercussioni internazionali e questioni di sicurezza

La misura ha già prodotto ripercussioni concrete, con blocchi di spedizioni e dinieghi di visti per il personale straniero. In risposta, le Nazioni Unite hanno chiesto la revoca del provvedimento, sostenendo che le organizzazioni coinvolte sono centrali per l’assistenza alla popolazione in una regione gravemente provata dalla guerra.

Le ong hanno espresso timori per la sicurezza del personale palestinese. Secondo le organizzazioni, la consegna di elenchi nominativi potrebbe esporre i dipendenti a ritorsioni e ostacolare l’erogazione di servizi essenziali. Sul piano legale, gli avvocati delle ong hanno contestato la legittimità della decisione ricordando che, in base agli accordi di Oslo, la registrazione di alcune organizzazioni rientra nelle competenze dell’Autorità Nazionale Palestinese. La richiesta di sospensione provvisoria presentata in sede giudiziaria resta pendente e la decisione della Corte suprema determinerà i prossimi sviluppi operativi.

Comunicazione pubblica e accuse contro il personale

A seguito della sospensione provvisoria ancora pendente in sede giudiziaria, la pubblicazione di notizie su presunti legami tra operatori e gruppi armati ha alimentato ulteriori tensioni. La questione si inserisce nel quadro già compromesso dalle misure amministrative e dalle restrizioni sui movimenti del personale.

La organizzazione MSF ha respinto con decisione le accuse di impiego di personale coinvolto in attività militari. Qualsiasi accusa non verificata rischia di erodere la capacità di intervento e la percezione di neutralità. Con neutralità si intende l’assenza di partecipazione alle ostilità, condizione ritenuta essenziale per operare in contesti di conflitto. Le tensioni mediatiche e istituzionali potrebbero influire sulle autorizzazioni operative e sul sostegno logistico alle missioni in corso.

Scenari futuri

Se la sospensione del provvedimento non verrà concessa, la progressiva riduzione delle ong presenti potrebbe tradursi in una contrazione significativa degli aiuti diretti alla popolazione civile. Le tensioni mediatiche e istituzionali già segnalate potrebbero influire sulle autorizzazioni operative e sul sostegno logistico alle missioni in corso.

La comunità internazionale, le organizzazioni umanitarie e le istituzioni legali saranno chiamate a mediare tra esigenze di sicurezza dichiarate dalle autorità e l’imperativo di salvare vite umane attraverso un corridor umanitario efficiente e protetto. Per corridor umanitario si intende una via sicura e concordata per il passaggio di aiuti e personale medico verso aree civili isolate.

Il tema centrale resta la tutela dei civili e la continuità dei servizi medici. Appelli legali, pressioni diplomatiche e visibilità mediatica potrebbero determinare l’esito delle prossime settimane, con implicazioni dirette sulla capacità di risposta a una crisi già definita da più fonti come di proporzioni drammatiche.

Tra gli sviluppi attesi rimangono le decisioni giudiziarie sulla sospensione e le eventuali intese operative che garantiranno accesso, sicurezza e monitoraggio indipendente delle forniture umanitarie.