Il delitto di Chiara Poggi a Garlasco resta uno dei casi più complessi e misteriosi della cronaca italiana. Tra oggetti mai analizzati, video compromettenti e versioni contrastanti degli indagati, nuovi dettagli emergono lentamente, alimentando dubbi e interrogativi sulla dinamica dell’omicidio e sul reale ruolo dei protagonisti coinvolti. A un anno dalla clamorosa riapertura del caso, Andrea Sempio torna a parlare al Tg1.
Nuovi elementi sul delitto di Garlasco
Il delitto di Chiara Poggi continua a suscitare domande e inattesi sviluppi. Sul luogo del crimine sono stati rinvenuti oggetti appartenenti alla vittima, molti dei quali mai analizzati, tra cui braccialetti e piccoli accessori personali indossati durante la colluttazione con l’assassino. Gli investigatori restano inoltre perplessi davanti a buchi procedurali e incongruenze, come la porta a soffietto che conduce in cantina: pur essendo stata probabilmente aperta dall’autore del delitto, non mostra impronte di Alberto Stasi, creando un enigma mai risolto.
Garlasco, Andrea Sempio torna in tv a un anno dalla riapertura dell’inchiesta: “Non sono tranquillo”
A un anno dalla riapertura del caso, l’unico nuovo indagato, Andrea Sempio, torna a ribadire la propria versione dei fatti. Sempio conferma di aver avuto accesso al computer di Chiara, sul quale era salvato un video in cui appare insieme al fratello della vittima e ad altri amici: “Credo che ovviamente a metterlo sul computer saremmo stati io e lui. Perché ovviamente il video ce l’avevo io“. Tuttavia nega con fermezza di aver visto il filmato intimo di Chiara e Alberto Stasi: “Né io, né nessuno dei miei amici l’ha mai visto“.
L’indagato sottolinea come l’incidente probatorio e le verifiche finora svolte confermino la sua versione, ma ammette di non sentirsi del tutto tranquillo davanti alla prospettiva di un processo: “Nessuno lo sarebbe in una situazione del genere“.
Sempio affronta anche l’eventualità di una richiesta di rinvio a giudizio: “Se ci sarà, l’affronteremo. Anche perché la richiesta di rinvio a giudizio non è appunto la sicurezza che poi ci sarà un processo“. Infine, rassicura i genitori di Chiara sul suo ruolo nella vicenda: “Non credo ci sia il minimo sospetto o il minimo dubbio, dalla loro parte“.
Restano aperti però interrogativi cruciali, tra cui chi abbia realmente aperto la porta della cantina e la funzione dei piccoli oggetti ritrovati, che potrebbero fornire nuove piste investigative.
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