La possibile revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco resta ancora tutta da valutare. La Procura Generale di Milano non avrebbe infatti preso una decisione e starebbe attendendo anche l’esito delle quattro consulenze disposte dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio.
Proprio questi approfondimenti potrebbero assumere un peso decisivo per stabilire se siano emersi elementi realmente nuovi oppure soltanto una diversa lettura di circostanze già conosciute.
Garlasco, il nodo della “prova nuova” per la richiesta di revisione su Alberto Stasi
Secondo quanto ricostruito durante Ore 11, alla procuratrice generale Francesca Nanni sarebbero destinati «nuove consulenze e alcuni nuovi atti».
In un primo momento Pavia aveva inviato una memoria di circa cento pagine, la cosiddetta memoria Civardi, ma successivamente da Milano è stato richiesto l’intero fascicolo. L’esame comprenderebbe quindi non soltanto gli sviluppi dell’indagine su Sempio, ma anche la documentazione della prima inchiesta, gli atti valutati negli anni successivi e, secondo quanto riferito da Milo Infante, anche il fascicolo del 2014 relativo alla precedente richiesta di revisione.
Sarebbero stati inoltre riascoltati gli ufficiali dei carabinieri intervenuti per primi nella villetta di via Pascoli.
Il passaggio determinante riguarda però l’esistenza di una vera “prova nuova”, necessaria per poter mettere in discussione una sentenza ormai definitiva. Il giornalista Luca Fazzo ha evidenziato il rischio che, nonostante la grande quantità di materiale esaminato, ci si trovi soprattutto davanti a «una rilettura approfondita, significativa di cose già emerse». Una distinzione sottolineata anche da Stefano Zurlo, secondo il quale «la revisione testuale non può tramutarsi in una revisione di quello che è già emerso». Il compito della Procura Generale sarà dunque confrontare vecchi e nuovi elementi e stabilire cosa sia effettivamente cambiato rispetto alle valutazioni giudiziarie precedenti.
Le quattro consulenze e i dubbi sulla tenuta dell’inchiesta su Andrea Sempio
L’attesa per gli ulteriori accertamenti viene interpretata in modi differenti. Per Zurlo, il fatto che una decisione possa dipendere dalle nuove consulenze potrebbe mostrare le fragilità del quadro costruito finora: «Dire che tu eventualmente decidi sulla base di ulteriori elementi che aspetti dalle consulenze, vuol dire che il quadro che si è qui disegnato fin qui fa acqua da questo punto di vista». Di diverso avviso l’ex comandante Emiliano Bezzon, secondo cui il mancato stop all’esame potrebbe indicare che esistano aspetti ancora meritevoli di approfondimento: «Se veramente la Procura Generale avesse deciso che non c’è sostanza, avrebbe chiuso». Infante ha invece sottolineato come la scelta possa essere semplicemente legata alla necessità di procedere con particolare cautela vista la delicatezza del caso.
Restano interrogativi anche sulla tenuta della nuova indagine su Andrea Sempio e sull’eventuale possibilità di arrivare a un rinvio a giudizio. Fazzo richiama il criterio della ragionevole previsione di condanna e manifesta dubbi sulla forza degli elementi raccolti, osservando: «La pistola fumante che abbiamo aspettato per mesi, sfoderata con la chiusura delle indagini, sono stati soliloqui». Secondo il giornalista, anche il peso attribuito all’impronta 33 non sarebbe sufficiente da solo a sostenere un’accusa così grave.
L’attenzione si concentra quindi sulle quattro consulenze commissionate dagli inquirenti pavesi. Infante ha anticipato che tra questi approfondimenti potrebbe esserci «un dato importante che ancora non è emerso all’attenzione della stampa, ma magari all’attenzione degli investigatori». Solo dopo questo confronto potrà diventare più chiaro sia il futuro dell’inchiesta su Sempio sia l’eventuale strada verso una richiesta di revisione per Stasi.
