Milano, 25 mar. (askanews) – Una giuria di Los Angeles ha messo sotto accusa il modello dei social: Meta e YouTube sono state ritenute responsabili di aver contribuito alla dipendenza di una giovane utente, con conseguenze sulla sua salute mentale. È il verdetto arrivato dopo oltre una settimana di deliberazioni in California, in un caso destinato a fare scuola.Secondo la giuria, alcune caratteristiche delle piattaforme – progettate per aumentare il tempo di utilizzo – hanno favorito comportamenti compulsivi, aggravando il disagio psicologico della ragazza.Meta, casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, dovrà sostenere circa il 70% del risarcimento, mentre il resto sarà a carico di YouTube, controllata di Alphabet. In totale, la cifra è stata di 3 milioni di dollari.Una somma limitata per i colossi del tech, ma il punto non è economico: la stessa giuria deve ancora valutare eventuali danni aggiuntivi.Questo verdetto “ha contribuito a far comprendere il vero significato del primo processo per dipendenza dai social media. E si tratta di una questione molto seria, non solo per la California e gli Stati Uniti, ma per il mondo intero”, ha dichiarato Mark Lanier, avvocato di kaley, la giovane che ha messo sotto accusa i big tech. Il caso è stato seguito con attenzione perché potrebbe aprire la strada ad altre cause simili negli Stati Uniti.Non a caso, è già stato paragonato alle battaglie legali contro le multinazionali del tabacco negli anni ’90, accusate di aver creato prodotti in grado di generare dipendenza. Nel frattempo, altre piattaforme come TikTok e Snap hanno scelto di patteggiare prima dell’inizio del processo.Una decisione che ha rafforzato il segnale: il tema dell’impatto dei social sulla salute mentale è sempre più al centro dello scontro tra utenti, aziende e tribunali.”Non condividiamo la sentenza e presenteremo ricorso. La salute mentale degli adolescenti è profondamente complessa e non può essere ricondotta a una singola app. Continueremo a difenderci con fermezza, poiché ogni caso è diverso, e restiamo fiduciosi nella nostra capacità di proteggere gli adolescenti online”, ha dichiarato la portavoce di Meta, Ashly Nikkole Davis, annunciando ricorso.