La notizia, riportata dal Telegraph, ha iniziato a circolare nei palazzi di Westminster prima ancora di approdare sui titoli dei principali giornali internazionali e locali.
Groenlandia al centro delle nuove manovre europee
Quale sarebbe il ruolo del Regno Unito in questa occasione? Secondo il quotidiano britannico, sembrerebbe alla guida di una trattativa riservata ma intensa con alcuni alleati europei.
Francia e Germania in testa, per valutare l’invio di un contingente militare in Groenlandia ovviamente non è solo un’esercitazione. Non solo cooperazione. Ma sembrerebbe qualcosa di un po’ più strutturato.
A Downing Street il tema viene trattato con cautela, anzi molta cautela… Il tema è senza dubbio molto delicato ma il punto è chiaro. L’Artico e la Groenlandia in particolare è diventata improvvisamente un nodo geopolitico. L’iniziativa britannica nasce, sempre secondo il Telegraph, anche come risposta indiretta alle pressioni provenienti da Washington. Donald Trump, più volte, non ha nascosto le sue ambizioni sull’isola. Dichiarazioni pubbliche, rilanciate e poi ridimensionate certo ma mai smentite o nascoste al mondo intero.
L’obiettivo europeo allora quale sarebbe? Si dice sia duplice, da un lato garantire una presenza difensiva stabile, visibile, rassicurante. Dall’altro dimostrare agli Stati Uniti che l’Europa può occuparsi della sicurezza dei propri confini allargati… Una mossa diplomatica, prima ancora che militare? Al momento non è certo, ma di sicuro il tempo sarà un elemento di grande peso per questo tipo di operazioni.
Groenlandia, sicurezza artica e fratture politiche
Il piano, così come emerge dalle ricostruzioni giornalistiche, prevede un dispiegamento coordinato: soldati, navi, velivoli. Tutto calibrato. Tutto difensivo, almeno nelle intenzioni. La Groenlandia viene descritta come un territorio da proteggere dalle influenze esterne, in particolare da Russia e Cina, sempe più attive sulle rotte polari e interessate alle risorse del sottosuolo? La Groenlandia sembrebbe obiettivo quindi di diversi paesi.
La Germania ha voluto mettere un paletto netto. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul, intervnendo sul tema, ha ribadito che ogni decisione sul futuro della Groenlandia spetta esclusivamente alle autorità locali e alla Danimarca. Una posizione che richiama un diritto imprescindibile del diritto internazionale: l’autodeterminazione.
E che, indirettamente, respinge l’idea che un territorio possa essere trattato come merce negoziabile.
Dal fronte britannico, invece, si prova ad abbassare i toni. La ministra dei Trasporti Heidi Alexander ha definito queste discussioni come normali dinamiche di cooperazione Nato, ricordando, in un’intervista, il monitoraggio dell’Artico è diventato essenziale per la protezione delle infrastrutture sottomarine. Cavi, dati, comunicazioni. Materiale invisibile certo ma effettivmente determinante per la sicurezza. Intanto Londra rafforza l’asse con la Norvegia: fregate avanzate, addestramento dei Royal Marines in ambienti estremi. Freddo, buio, silenzio. Non proprio turismo.
Sul fronte della politica nazionale, la premier Giorgia Meloni ha espresso scetticismo su un’eventuale iniziativa militare diretta degli Stati Uniti, chiarendo che una simile scelta non troverebbe di certo il sostegno del governo italiano. Elly Schlein, dall’opposizione, ha criticato quella che definisce una linea troppo morbida verso Trump.
E intanto la Groenlandia resta lì. Al centro di tutto. Tra ghiacci che si sciolgono, ambizioni globali e un popolo che continua a chiedere più autonomia da Copenaghen. Una tempesta perfetta. Silenziosa. Ma sempre più affollata.