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Guerra economica Usa all'Iran: quali Paesi rischiano di più

Guerra economica Usa all'Iran: quali Paesi rischiano di più

Donald Trump promette una guerra economica senza precedenti contro l'Iran, con sanzioni che colpiscono i suoi principali partner commerciali. Scopri quali Paesi rischiano di più.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una nuova fase di pressione economica contro l’Iran, definendola la più grande campagna di isolamento economico della storia del mondo. Le nuove misure mirano a colpire le reti clandestine di commercio e i circuiti bancari che permettono a Teheran di eludere le sanzioni esistenti.

Questa strategia non è nuova per l’amministrazione Trump, che da tempo cerca di piegare economicamente l’Iran.

Tuttavia, l’ultima mossa rappresenta un significativo inasprimento delle tensioni, con potenziali ripercussioni globali.

Gli Emirati Arabi Uniti tagliano i ponti con l’Iran

Un primo segnale significativo è arrivato da Abu Dhabi, dove il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan ha annunciato lo stop immediato a tutti gli scambi economici e commerciali nonché alle transazioni finanziarie con l’Iran.

Questa decisione è arrivata a poche ore da un colloquio telefonico tra Trump e Al Nahyan, evidenziando la pressione esercitata dagli Stati Uniti sui loro alleati.

Gli Emirati Arabi Uniti erano un partner commerciale cruciale per l’Iran, rappresentando il 30,6% delle sue importazioni nel 2026. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi ammontava a circa 21 miliardi di dollari.

La decisione di Abu Dhabi di tagliare i ponti con Teheran rappresenta quindi un colpo significativo per l’economia iraniana.

La Cina, principale acquirente di petrolio iraniano, resiste alle pressioni

Tra i Paesi più a rischio di subire le ripercussioni delle nuove sanzioni c’è sicuramente la Cina. Pechino è il principale partner commerciale dell’Iran e il principale acquirente del suo petrolio. Nel 2026, oltre un quarto degli scambi commerciali dell’Iran sono stati con la Cina, per un valore di 18 miliardi di dollari di importazioni e 14,5 miliardi di dollari di esportazioni.

La Cina è l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Tuttavia, negli ultimi mesi, la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata quasi completamente bloccata da un blocco navale statunitense.

Nonostante le pressioni, la Cina sembra determinata a resistere. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha dichiarato che le sanzioni e le pressioni economiche non aiuteranno a risolvere il problema. La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici.

L’Iran cerca alternative alle importazioni cinesi

L’Iran importa dalla Cina principalmente macchinari industriali, apparecchiature elettroniche, automobili e metalli. Tuttavia, la capacità della Cina di importare petrolio iraniano potrebbe essere sostituita con forniture provenienti da altri Paesi. Secondo William Figueroa, esperto di relazioni sino-iraniane presso l’Università di Groningen, non sarebbe catastrofico per la Cina se il suo commercio o la sua capacità di importare petrolio iraniano venissero compromessi.

L’India riduce i rapporti con l’Iran

Anche l’India potrebbe subire le ripercussioni delle nuove sanzioni. Teheran era un tempo il principale fornitore energetico di Nuova Delhi, ma le sanzioni americane hanno spinto l’India a ridurre i rapporti con l’Iran. Secondo i dati ufficiali dell’ambasciata indiana in Iran, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è diminuito drasticamente negli ultimi anni.

Nell’anno fiscale 2026-2026, il commercio bilaterale complessivo è ammontato a 1,63 miliardi di dollari, in forte calo rispetto agli oltre 17 miliardi di dollari del 2018-2019. L’India, che sta cercando di diversificare le proprie forniture di petrolio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, importava circa 276.000 barili di petrolio al giorno a metà aprile.

La risposta dell’Iran: terrorismo economico

Da parte sua, l’Iran ha definito le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Stati Uniti una forma di terrorismo economico e un crimine contro l’umanità. Il ministero degli Esteri di Teheran ha dichiarato che la Repubblica islamica dell’Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali.

L’Iran farà ricorso a tutti gli strumenti e le capacità nazionali per contrastare le pressioni di Washington e tutelare i propri interessi nazionali. Tuttavia, la situazione rimane complessa e le ripercussioni globali delle nuove sanzioni potrebbero essere significative.

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