Argomenti trattati
- Da Sanremo all’etichetta di “inno”: il percorso del progetto
- L’assenza sul palco principale e le scelte di programmazione
- Richieste di trasparenza e reazioni del mondo culturale
- Le conseguenze per gli autori e le istituzioni coinvolte
- Cosa resta aperto: fiducia, reputazione e futuro delle iniziative partecipate
Arisa denuncia l’esclusione di “Fino All’Alba” dalle cerimonie di Milano‑Cortina 2026
Arisa ha reso pubblica la sua delusione per la pressoché assente presenza del brano Fino All’Alba — eseguito in diretta al Festival di Sanremo — nelle celebrazioni ufficiali dei Giochi. La canzone, nata da un progetto istituzionale che ha coinvolto bande, cori e conservatori di tutta Italia e sostenuta dal pubblico, sembra essere stata marginalizzata nelle scalette delle cerimonie, secondo quanto denunciato dalla cantante.
Da Sanremo all’etichetta di “inno”: il percorso del progetto
Fino All’Alba è stato scelto attraverso un’iniziativa promossa dai ministeri competenti, rivolta alle scuole musicali e ai conservatori. La fase conclusiva si è svolta a Sanremo sotto la direzione artistica di Peppe Vessicchio e la conduzione di Amadeus: l’interpretazione di Arisa ha raccolto il 72% delle preferenze nella votazione finale. Sul sito ufficiale delle manifestazioni olimpiche il brano era stato infatti definito “inno dei Giochi”, alimentando l’aspettativa che la canzone avesse un ruolo centrale nelle cerimonie.
L’assenza sul palco principale e le scelte di programmazione
Nonostante quell’annuncio, Fino All’Alba non compare nelle comunicazioni ufficiali relative alle cerimonie principali. Al suo posto sono stati confermati nomi internazionali e nazionali di grande richiamo, come Ghali, Mariah Carey e Laura Pausini, segnale di una direzione orientata al grande spettacolo e all’appeal mediatico globale. Questa discrepanza tra l’immagine pubblicizzata durante la selezione e la programmazione effettiva ha sollevato dubbi sull’iter decisionale adottato dal comitato organizzatore e sulle opportunità lasciate agli autori emergenti che avevano partecipato al bando.
Richieste di trasparenza e reazioni del mondo culturale
Operatori culturali, rappresentanti istituzionali ed esperti del settore hanno chiesto spiegazioni chiare sulle ragioni che hanno portato a questa rimodulazione delle scalette. Non è stato reso pubblico chi abbia deciso di non utilizzare il brano come inno centrale, né sono state fornite motivazioni ufficiali rivolte ai partecipanti e al pubblico che aveva sostenuto la canzone a Sanremo. La mancanza di comunicazioni amplifica il senso di incompiutezza e genera legittime preoccupazioni sulla trasparenza delle procedure, soprattutto quando in gioco ci sono giovani autori e risorse pubbliche.
Le conseguenze per gli autori e le istituzioni coinvolte
Per gli studenti e i conservatori che hanno collaborato al progetto, l’esclusione dal programma principale rappresenta una perdita concreta di visibilità e di opportunità professionali. Arisa, pur confermata per l’esecuzione dell’inno nazionale alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi, ha espresso pubblicamente la propria amarezza, sostenendo che il brano «non è stato considerato minimamente» nelle celebrazioni. Sono in corso richieste formali per chiarimenti e per la tutela dei diritti degli autori coinvolti.
Cosa resta aperto: fiducia, reputazione e futuro delle iniziative partecipate
Questo caso mette in luce il delicato equilibrio tra grandi eventi, scelte mediatiche e progetti partecipativi. La credibilità dei Concorsi pubblici dipende molto dalla tracciabilità delle decisioni e dalla capacità degli organizzatori di rispondere alle aspettative disattese. Senza spiegazioni ufficiali rischiano danni reputazionali per il progetto e contenziosi relativi ai diritti d’autore; al contrario, una comunicazione trasparente potrebbe ricostruire fiducia e preservare la collaborazione con scuole e conservatori in futuro. Si attende ora una presa di posizione formale del comitato organizzatore e chiarimenti sul processo che ha portato alla riorganizzazione delle cerimonie.