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Il pediatra: "No alla carne di maiale in mensa scolastica se c'è chi non può mangiarla"

Il pediatra: "No alla carne di maiale in mensa scolastica se c'è chi non può mangiarla"

(Adnkronos) - "Il dibattito sull'eliminazione della carne di maiale dalle mense scolastiche e sull'introduzione di piatti appartenenti alle tradizioni alimentari dei Paesi di origine degli alunni stranieri merita una riflessione che tenga conto non soltanto degli aspetti nutrizionali, ma anche dell...

(Adnkronos) – “Il dibattito sull’eliminazione della carne di maiale dalle mense scolastiche e sull’introduzione di piatti appartenenti alle tradizioni alimentari dei Paesi di origine degli alunni stranieri merita una riflessione che tenga conto non soltanto degli aspetti nutrizionali, ma anche delle implicazioni educative, culturali e sociali. A mio avviso, l’obiettivo dell’inclusione deve essere perseguito favorendo ciò che accomuna gli alunni, piuttosto che enfatizzandone le differenze.

Proprio per questo motivo ritengo che sia opportuno che tutti gli alunni possano consumare gli stessi cibi, senza differenziazioni che rischierebbero di sottolineare l’appartenenza a gruppi diversi. Se nelle scuole sono presenti bambini musulmani, ebrei o appartenenti ad altre confessioni religiose che non prevedono il consumo di carne di maiale, la soluzione più inclusiva consiste nel non inserire tale alimento nei menu scolastici.

In questo modo tutti gli alunni possono condividere la medesima pietanza, senza esclusioni e senza la necessità di predisporre menu differenziati”. E’ la visione espressa all’Adnkronos Salute dal pediatra
Italo Farnetani.  

“Numerosi studi sullo sviluppo infantile e adolescenziale dimostrano quanto sia importante, durante la crescita, il processo di identificazione con il gruppo dei coetanei.

Bambini e adolescenti tendono naturalmente ad assumere comportamenti, abitudini e modelli condivisi dal gruppo di appartenenza, dal modo di vestire agli interessi, fino alle abitudini alimentari. Tale fenomeno è oggi ulteriormente amplificato dall’influenza dei social media”, ragiona l’esperto, puntualizzando che la sua posizione riguardo al dibattito in corso, acceso dalle scelte di alcune scuole del Paese e dalle polemiche suscitate, “non deriva da motivazioni nutrizionali. La carne di maiale non presenta controindicazioni specifiche nell’alimentazione infantile quando viene consumata nell’ambito di una dieta equilibrata. L’eventuale esclusione dalle mense scolastiche rappresenterebbe quindi una scelta organizzativa e sociale finalizzata a consentire la partecipazione di tutti i bambini allo stesso momento conviviale”. 

“Diverso” per Farnetani è invece “il discorso relativo all’introduzione sistematica di piatti appartenenti alle tradizioni gastronomiche di altre culture, quali ad esempio il pollo al curry o il cous cous, quando tali preparazioni non appartengono alla tradizione alimentare del territorio. In questo caso – dice – non ritengo che si favorisca realmente l’inclusione. Da anni sostengo il principio secondo cui, per crescere in modo equilibrato, i bambini hanno bisogno di ‘radici e ali’: radici per conoscere la propria realtà culturale e territoriale, ali per aprirsi al mondo e alle diverse culture. La mensa scolastica rappresenta anche uno strumento educativo. Attraverso l’alimentazione è possibile far conoscere ai bambini i prodotti, i sapori e le tradizioni del territorio in cui vivono. Le caratteristiche della cucina locale derivano infatti dalla storia, dall’agricoltura, dall’allevamento, dalla pesca e dalle produzioni tipiche di ciascuna area geografica. Ogni regione italiana possiede una propria identità alimentare che costituisce parte integrante del patrimonio culturale locale”. 

Nell’arco della sua attività medica e di docente di Pediatria, Farnetani ha approfondito in più occasioni e sotto diversi punti di vista il tema della nutrizione infantile. “Le mie ricerche, condotte nell’arco di circa 20 anni – spiega – hanno evidenziato come i bambini delle diverse regioni italiane mostrino preferenze alimentari differenti, strettamente legate alle tradizioni del territorio. Il cous cous, ad esempio, è percepito come un alimento tradizionale da molti bambini siciliani, mentre in Lombardia un ruolo analogo è svolto dal risotto allo zafferano. Questa varietà costituisce una ricchezza culturale che la scuola dovrebbe valorizzare”. Per i bambini provenienti da altri Paesi “conoscere e apprezzare i piatti tipici del territorio in cui vivono rappresenta un’importante occasione di integrazione. Ciò non significa rinunciare alle tradizioni alimentari familiari, che continueranno naturalmente a essere mantenute e valorizzate nell’ambito domestico. Al contrario, la conoscenza della cucina locale può diventare uno strumento concreto per favorire il senso di appartenenza alla comunità e l’identificazione con il gruppo dei coetanei”.  

In questa prospettiva, prosegue l’esperto, “la mensa scolastica dovrebbe privilegiare i prodotti e le preparazioni tipiche del territorio, considerandoli parte integrante del percorso educativo. Le tradizioni alimentari delle diverse famiglie devono certamente essere rispettate e valorizzate nell’ambito familiare, mentre la scuola dovrebbe offrire un patrimonio culturale comune, condiviso da tutti gli alunni. È inoltre fondamentale che vi sia una corretta collaborazione tra mensa scolastica e famiglia. I genitori dovrebbero essere adeguatamente informati sui menu scolastici, così da poter integrare nel modo più appropriato l’alimentazione dei figli negli altri pasti della giornata e della settimana. Una corretta rotazione degli alimenti rappresenta infatti uno dei principi fondamentali dell’educazione nutrizionale. Conoscere ciò che viene consumato a pranzo consente alle famiglie di programmare in modo equilibrato le cene e i pasti del fine settimana, evitando ripetizioni e garantendo la necessaria varietà alimentare”.  

In definitiva, conclude Farnetani, “ritengo che l’inclusione scolastica debba essere perseguita attraverso la condivisione di esperienze comuni. Eliminare dagli ambienti scolastici alimenti che possono escludere una parte degli alunni può rappresentare una scelta ragionevole. Al tempo stesso, la mensa dovrebbe mantenere una forte connessione con le tradizioni gastronomiche del territorio, contribuendo a trasmettere ai bambini quelle ‘radici’ culturali che costituiscono un elemento essenziale della crescita e dell’integrazione sociale. In questo modo la scuola può favorire contemporaneamente inclusione, appartenenza e valorizzazione dell’identità locale”. 

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