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Oggi, 6 febbraio, si svolgono a Muscat, Oman, i tanto attesi colloqui tra Iran e Stati Uniti. Questo incontro giunge dopo giorni di tensione e incertezze, culminati in un clima di guerra imminente. Nonostante le difficoltà, le delegazioni di entrambi i paesi si sono riunite per affrontare principalmente il tema del programma nucleare iraniano.
La delegazione americana, guidata da Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca, e Jared Kushner, consigliere di Donald Trump, è arrivata a Muscat nella giornata di ieri.
Dall’altra parte, i rappresentanti iraniani, capitanati dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, hanno fatto il loro ingresso in Oman nella notte, pronti a negoziare.
Obiettivi dei colloqui
Secondo quanto riportato dal portavoce di Araghchi, Esmail Baqaei, l’obiettivo principale delle trattative è quello di trovare un accordo che sia equilibrato e soddisfacente per entrambe le parti riguardo alla questione nucleare. L’Iran desidera che il focus rimanga esclusivamente sul suo programma nucleare, mentre gli Stati Uniti spingono affinché si includano anche altre questioni, come la potenza missilistica di Teheran e le violenze del regime contro i propri cittadini.
Le aspettative iraniane
L’Iran ha chiarito che si aspetta serietà e responsabilità dagli Stati Uniti durante i negoziati. Baqaei ha anche messo in evidenza che, nonostante le esperienze negative del passato, come le violazioni degli accordi e gli attacchi subiti, l’Iran ha il dovere di non perdere questa opportunità diplomatica, per proteggere i propri interessi e promuovere la pace nella regione.
Tensioni pre-colloqui
Nonostante l’apertura al dialogo, le tensioni tra Washington e Teheran permangono elevate. Il presidente Donald Trump, alla vigilia dell’incontro, ha ribadito che l’Iran sta cercando di negoziare per evitare un conflitto armato. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha sottolineato che Trump ha a disposizione diverse opzioni per affrontare la questione iraniana, oltre alla diplomazia.
Leavitt ha altresì dichiarato che l’obiettivo principale per gli Usa è l’ azzeramento della capacità nucleare iraniana, un aspetto su cui Trump è stato fermo nel corso delle trattative. La Casa Bianca desidera valutare se sia possibile giungere a un accordo che soddisfi tali requisiti.
Preparazione alla difesa
In risposta alle crescenti tensioni, l’Iran ha fatto sapere di essere pronto a difendersi da eventuali attacchi americani. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha affermato che le forze armate sono pronte e in grado di colpire le basi americane nella regione, riaffermando la determinazione dell’Iran a proteggere la propria sovranità.
Ruolo della Russia nei colloqui
Nel frattempo, la Russia ha espresso preoccupazione riguardo alla situazione, definendola esplosiva non solo per l’Iran, ma per l’intera regione del Medio Oriente. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che la Russia sta monitorando attentamente gli sviluppi e si è offerta di contribuire al dialogo quando necessario.
Lavrov ha inoltre proposto di accettare le riserve di uranio arricchito in eccesso dell’Iran, qualora venga raggiunto un accordo che soddisfi entrambe le parti. Questa offerta potrebbe rappresentare un punto di partenza per le trattative.
Proposte di mediazione
In aggiunta, Qatar, Turchia ed Egitto hanno presentato una cornice negoziale che include non solo il programma nucleare, ma anche questioni relative ai gruppi militanti sostenuti dall’Iran e l’uso di missili balistici. Questa proposta si propone di creare un accordo di non aggressione tra Teheran e Washington, ma al momento non è chiaro come entrambe le parti abbiano accolto tale iniziativa.
Resta da vedere se il dialogo porterà a risultati concreti o se si tratterà solo di un tentativo temporaneo di alleviare le tensioni. La comunità internazionale guarda con attenzione agli sviluppi in Oman, sperando in una risoluzione pacifica della crisi.