L’Iran è attraversato da una nuova e prolungata ondata di proteste antigovernative che, nate dal disagio economico, si sono rapidamente trasformate in una sfida aperta alla Repubblica islamica. Le manifestazioni, diffuse in decine di città e accompagnate da una dura repressione e dal blackout di Internet, stanno attirando anche una crescente attenzione internazionale.
Blackout e pugno duro in Iran: Trump avverte il regime
All’inasprirsi degli scontri ha fatto seguito una stretta senza precedenti sulle comunicazioni. L’organizzazione indipendente Netblocks ha segnalato che il Paese è “attualmente colpito da un’interruzione di internet su scala nazionale”, spiegando che “questo episodio segue una serie di misure di censura digitale sempre più severe contro le manifestazioni in tutto il Paese e ostacola il diritto delle persone a comunicare in un momento critico”.
In questo clima si rafforza il ruolo di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, che dall’esilio negli Stati Uniti ha invitato gli iraniani a scendere in piazza e viene indicato da parte dei manifestanti come possibile guida di un cambiamento politico. Sul fronte istituzionale emergono profonde divisioni: il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto “la più grande moderazione”, il “dialogo” e “l’ascolto delle rivendicazioni del popolo”, mentre il capo della magistratura ha avvertito che non ci sarà “nessuna clemenza e indulgenza” per i rivoltosi.
La crisi ha ormai una chiara dimensione internazionale. Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno seguendo con attenzione la situazione e ha lanciato un duro monito a Teheran: se le autorità “cominceranno ad uccidere” i manifestanti, l’Iran verrà “colpito fortemente”. Un avvertimento che si inserisce in uno scenario sempre più teso, mentre le proteste continuano a scuotere il Paese nonostante la repressione e l’isolamento digitale.
Un bâtiment du régime en feu dans Téhéran !!
Une foule immense partout dans les rues après l’appel de Reza Pahlavi à sortir massivement à 20h !!
Mesdames et messieurs c’est une PUTAIN de révolution !!! Et nous n’avons jamais été si près du but pic.twitter.com/0tosgn9zNa
— Association Femme Azadi (@femmeazadi) January 8, 2026
Iran, proteste senza tregua: migliaia in piazza tra arresti, morti e blackout
Da dodici giorni l’Iran è teatro di una mobilitazione diffusa contro il potere degli ayatollah, con manifestazioni che continuano a crescere per intensità e partecipazione. A Teheran, in particolare lungo il viale Ayatollah Kashani, migliaia di persone hanno occupato le strade tra cortei spontanei e lunghe file di automobili che facevano risuonare i clacson, come mostrano numerosi video diffusi sui social.
Scene simili sono state documentate anche in altre città chiave del Paese, tra cui Tabriz nel nord, Mashhad a est, Urmia e Kermanshah nell’ovest, segno di una protesta ormai capillare. In molte piazze sono stati scanditi slogan apertamente ostili alla Repubblica islamica, come “questa non è l’ultima battaglia” e “Pahlavi sta tornando”, a testimonianza di una contestazione che non si limita più alle rivendicazioni economiche ma punta direttamente al sistema di potere.
Secondo organizzazioni per i diritti umani, come Iran Human Rights, la risposta delle autorità è stata durissima: almeno 45 manifestanti sarebbero stati uccisi, tra cui otto minorenni, mentre oltre duemila persone sono state arrestate e centinaia ferite. Fonti locali riferiscono inoltre che due membri delle Guardie Rivoluzionarie sarebbero morti in scontri a Kermanshah.
🇮🇷 La BBC Persian conferma che uno degli edifici dell’emittente statale iraniana IRIB a Isfahan, situato sul viale Boostan Saadi, è stato dato alle fiamme dai manifestanti. pic.twitter.com/O6g1NoVN6D
— Estero 24H 🌍 – Notizie dal Mondo 🗞️ (@estero24hnews) January 8, 2026