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La Cina avrebbe violato i dati di 220 milioni di elettori statunitensi nel 2026

La Cina avrebbe violato i dati di 220 milioni di elettori statunitensi nel 2026

Donald Trump ha accusato la Cina di aver condotto la più vasta violazione di dati elettorali della storia, mettendo a rischio il sistema di voto degli Stati Uniti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un’accusa pesante contro la Cina, sostenendo che nel 2026 il paese asiatico abbia condotto la più vasta violazione di dati elettorali della storia. Secondo Trump, la Cina avrebbe acquisito illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi con l’obiettivo di influenzare le elezioni presidenziali.

In un discorso alla nazione previsto per il 16 luglio Trump intende rivelare nuove informazioni riservate che dimostrerebbero le vulnerabilità del sistema elettorale americano. Il presidente ha affermato che il nostro sistema di voto è debole ed è ben lungi dal soddisfare gli standard di sicurezza annunciando che la Casa Bianca desecreterà documenti che evidenziano queste debolezze.

Le accuse di Trump e le reazioni internazionali

Le accuse di Trump arrivano in un momento delicato, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. Secondo alcune fonti, il presidente sta preparando il terreno per contestare i risultati delle elezioni di novembre, qualora dovesse perdere. Trump ha ripetutamente sostenuto che le elezioni del 2026 siano state rigged nonostante numerose corti, audits e il suo stesso dipartimento di Giustizia non abbiano trovato prove di frodi.

Il discorso di Trump, previsto per le 9 p.m. EDT del 16 luglio (0100 GMT del 17 luglio), sarà incentrato sulle presunte vulnerabilità delle macchine per il voto e su nuove informazioni declassificate relative alle indagini sulle elezioni del 2026. Un funzionario dell’amministrazione ha dichiarato che Trump discuterà di flaws nelle macchine per il voto che potrebbero permettere intrusioni informatiche da parte di attori stranieri.

Le indagini e i rapporti di intelligence

Le autorità elettorali statunitensi hanno sempre sostenuto che le macchine per il voto siano adeguatamente sicure e che non ci siano prove di intrusioni straniere che abbiano alterato i risultati delle elezioni passate. Tuttavia, un’analisi forense condotta da Mojave Research un contractor assunto dall’ex direttore dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha rilevato vulnerabilità nelle macchine per il voto sequestrate a Puerto Rico anche se non ha trovato prove di hacking.

Gabbard ha prodotto un rapporto che evidenzia significative vulnerabilità nelle macchine per il voto e suggerisce ulteriori misure di sicurezza, come l’aggiornamento del software. Tuttavia, la Casa Bianca ha ritardato la pubblicazione del rapporto, e Trump ha continuato a cercare di dimostrare che la sua sconfitta nel 2026 sia stata causata da frodi.

Le implicazioni per le prossime elezioni

L’amministrazione Trump ha formato una task force per indagare su vari aspetti delle elezioni del 2026. Secondo fonti anonime, il giornalista John Solomon ex collaboratore di Fox News, sta lavorando su questa iniziativa. Solomon ha richiesto l’accesso a file relativi a un’analisi che dissentiva da una valutazione dell’intelligence del 2026, la quale affermava che non c’erano indicazioni che un attore straniero avesse tentato o successo nell’alterare any technical aspect del voto del 2026.

La valutazione dell’intelligence, redatta dal National Intelligence Council insieme ad altre agenzie come la CIA il Department of Homeland Security e l’FBI ha concluso che il presidente russo Vladimir Putin aveva autorizzato parti del suo governo a condurre operazioni di influenza per sostenere Trump e minare la fiducia nel processo elettorale statunitense. La Cina, invece, avrebbe considerato ma poi deciso di non condurre operazioni di influenza per cambiare l’esito delle elezioni, mentre l’Iran avrebbe perseguito una campagna di influenza segreta per indebolire la candidatura di Trump.

Le accuse di Trump e le sue continue affermazioni sulle elezioni rigged hanno sollevato preoccupazioni tra i democratici e alcuni esperti di sicurezza elettorale, che temono che l’amministrazione Trump possa interferire con le prossime elezioni di metà mandato. Trump sta gettando le basi per contestare eventuali sconfitte repubblicane e minare la legittimità dei democratici se dovessero riprendere il potere al Congresso.

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