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Legge elettorale, la maggioranza si spacca e va sotto di un voto: "Meloni si dimetta"

Legge elettorale, la maggioranza si spacca e va sotto di un voto: "Meloni si dimetta"

Respinto alla Camera l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale: la maggioranza va sotto di un voto dopo lo scrutinio segreto.

La riforma della legge elettorale si ferma alla Camera dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze. Il voto segreto ha spaccato l’Aula e mandato sotto la maggioranza per un solo voto, aprendo un nuovo scontro politico tra governo e opposizioni.

Legge elettorale, la maggioranza battuta alla Camera: bocciato l’emendamento sulle preferenze

La riforma della legge elettorale subisce una brusca frenata alla Camera. L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, che prevedeva l’introduzione delle preferenze insieme al mantenimento dei capilista bloccati, è stato respinto con il voto segreto richiesto dalle opposizioni. Il risultato è stato molto ravvicinato: 187 deputati hanno votato a favore, mentre 188 si sono espressi contro la proposta, determinando la sconfitta della maggioranza per un solo voto.

La votazione si è svolta in un’Aula particolarmente affollata. Poco prima del voto, sia Forza Italia sia la Lega avevano confermato l’intenzione di sostenere l’emendamento, così come avevano fatto i relatori di maggioranza e il governo. Anche i parlamentari di Futuro Nazionale avevano annunciato il loro appoggio, mentre le opposizioni avevano anticipato il voto contrario.

La presidenza della Camera aveva autorizzato lo scrutinio segreto per circa cento emendamenti su duecento presentati, oltre che per alcuni articoli della riforma. Il presidente di turno Fabio Rampelli aveva spiegato che la richiesta poteva essere accolta “per tutte le proposte emendative e gli articoli del provvedimento per cui sussistono i requisiti”. La scelta del voto segreto è però diventata uno dei principali terreni di scontro politico.

Scontro sul voto segreto: Meloni sfida le opposizioni

La premier Giorgia Meloni aveva contestato la richiesta di scrutinio segreto avanzata dai gruppi di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, sostenendo che una modifica così importante della legge elettorale dovesse essere votata alla luce del sole. In un messaggio pubblicato sui social aveva scritto: “Sì alle preferenze. No al voto segreto”, chiedendo ai parlamentari di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte. Meloni aveva sostenuto che il voto palese sarebbe servito a verificare la reale posizione dei partiti che da tempo chiedono maggiore partecipazione degli elettori nella scelta dei parlamentari. “C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto”, aveva dichiarato la presidente del Consiglio, invitando le opposizioni a non ricorrere allo scrutinio riservato.

Sul fronte della maggioranza, Forza Italia aveva ribadito il proprio sostegno alla proposta dopo una riunione dei gruppi parlamentari. Antonio Tajani aveva spiegato che il partito aveva raggiunto una posizione condivisa e che il voto favorevole non rappresentava un’imposizione. Il vicepremier aveva inoltre affrontato il tema della rappresentanza femminile, affermando: “C’è un problema che riguarda le donne, ma io ho garantito comunque che le donne avranno ampia rappresentanza nelle liste”.

Anche la Lega aveva comunicato il proprio via libera all’emendamento, motivando la scelta con la necessità di trovare un equilibrio tra governabilità e possibilità per i cittadini di incidere sulla selezione dei rappresentanti. Il partito aveva definito il sistema proposto come una soluzione capace di “dare voce ai territori”.

Le opposizioni attaccano il governo: “Prendete atto del fallimento. Meloni si dimetta”

Dopo la bocciatura del testo, dai banchi dell’opposizione sono partiti cori con le parole “Elezioni” e “Dimissioni”. Le forze contrarie alla riforma hanno interpretato il risultato come una sconfitta politica della maggioranza e hanno chiesto al governo di trarne conseguenze immediate.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha accusato l’esecutivo di voler modificare le regole elettorali dopo anni di governo senza un reale confronto. Secondo Conte, si sarebbe trattato di “un tentativo proditorio di FdI e di Meloni di prendere in giro gli italiani con un finto emendamento sulle preferenze”. Rivolgendosi alla maggioranza ha aggiunto: “Meloni ha lanciato una sfida a metterci la faccia, ce l’avete messa e avete sfiduciato la vostra presidente del Consiglio”. Il leader pentastellato ha quindi chiesto l’apertura della crisi di governo.

Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha definito l’esito del voto una bocciatura politica della linea del governo. “È stato un voto contro l’arroganza” di “una leader donna che per difendere il suo potere era pronta a schiacciare quello delle altre donne”, ha dichiarato in Aula. Schlein ha poi invitato l’esecutivo a lasciare spazio a un nuovo governo capace, secondo lei, di affrontare le difficoltà del Paese: “Prendete atto del fallimento e andate a casa”.

Dura anche la reazione del segretario di Più Europa Riccardo Magi, che ha parlato di un voto di sfiducia nei confronti dell’esecutivo. “Non avete più i numeri, dovete prenderne atto. Presidente Meloni vada al Colle”, ha affermato intervenendo alla Camera.

La maggioranza difende la riforma della legge elettorale e accusa le opposizioni

Dalla maggioranza è arrivata una risposta altrettanto dura. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha respinto le accuse delle opposizioni, sostenendo che il centrodestra abbia avuto il coraggio di proporre un cambiamento sulla legge elettorale.

“Altri non hanno presentato neanche un emendamento” sulle preferenze “e questo vuol dire prendere in giro gli italiani”, ha dichiarato Bignami. Secondo il deputato di FdI, la differenza sarebbe tra chi si espone pubblicamente e chi invece sceglie di non assumersi responsabilità: “Noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos’altro”.

Nel frattempo, il confronto sulla legge elettorale resta aperto. Il Partito Democratico ha annunciato l’intenzione di chiedere il voto segreto per tutti gli emendamenti per i quali il regolamento lo consente, mentre Schlein ha definito la riforma “irricevibile, nel metodo e nel merito”. La leader dem ha accusato la maggioranza di aver costruito una legge “su misura per paura di perdere le elezioni” e ha collegato il progetto al tentativo di rafforzare il ruolo del premierato.

Giorgia Meloni e il post social dopo il voto: “Serve una riflessione”

“Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude”. Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato la bocciatura dell’emendamento alla legge elettorale che puntava a reintrodurre le preferenze dopo oltre 30 anni di liste bloccate. La premier ha rivendicato il tentativo della maggioranza di restituire agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti: “Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate”. Una battaglia che, secondo Meloni, avrebbe dovuto essere affrontata con trasparenza: “Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto”.

Secondo la presidente del Consiglio, però, le opposizioni hanno scelto la strada del voto segreto, impedendo un confronto alla luce del sole. “Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro”, ha affermato Meloni, che ha però riconosciuto anche le responsabilità interne alla maggioranza: “Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione”.

L’emendamento è stato respinto per un solo voto, un esito che la premier ha definito “un’occasione persa per gli italiani”, pur rivendicando la necessità di aver portato avanti la proposta: “Era giusto provarci”. Nel suo intervento, Meloni ha poi rivolto un attacco alla reazione delle opposizioni, commentando così i festeggiamenti dopo la bocciatura: “La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”.

 

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