A distanza di oltre quattro anni dal ritrovamento del corpo di Liliana Resinovich, l’inchiesta prosegue con nuovi accertamenti tecnici sui reperti, in particolare sui sacchi neri che avvolgevano il cadavere, alla ricerca di eventuali impronte. Il procedimento si concentra su ulteriori analisi scientifiche dei materiali rinvenuti, nella speranza di ottenere elementi utili a chiarire le circostanze della morte della donna e le fasi successive al decesso.
Morte Liliana Resinovich: nuovi accertamenti sui reperti e nuovi incarichi investigativi
Come riportato dall’Ansa, a oltre quattro anni dal rinvenimento del corpo di Liliana Resinovich, l’inchiesta registra un ulteriore sviluppo. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste, Flavia Mangiante, avrebbe disposto nuovi esami dattiloscopici sui sacchi neri che avvolgevano il cadavere della 63enne, con l’obiettivo di individuare eventuali impronte o tracce utili a chiarire le fasi successive alla sua morte.
I sacchi erano stati utilizzati per avvolgere il corpo della donna, ritrovato il 5 gennaio 2022 nell’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. L’intervento si inserisce nell’ambito dell’incidente probatorio già in corso, che dal 8 settembre vede l’avvio di approfondimenti genetici, merceologici e dattiloscopici su diversi materiali sequestrati, analizzati presso l’Istituto di Medicina legale di Ancona.
Liliana Resinovich perizia sui sacchi neri: si cercano impronte decisive
Nel procedimento è stata inoltre concessa una proroga di 90 giorni per completare la maxi consulenza tecnica, con nuova scadenza fissata all’8 ottobre. Il collegio peritale ha infatti richiesto più tempo per ultimare gli approfondimenti scientifici sui numerosi reperti, ritenuti fondamentali per ricostruire in modo accurato quanto accaduto.
Nel corso della stessa udienza, sempre stando quanto riportato dall’Ansa, sarebbe stato formalmente conferito a Roberto Gennari l’incarico di eseguire l’accertamento dattiloscopico sui sacchi, già disposto dal gip l’8 luglio dell’anno precedente ma mai ufficializzato fino a questo momento. L’obiettivo resta verificare la presenza di impronte o ulteriori tracce investigative.
All’udienza non sarebbero stati presenti gli avvocati dei familiari della vittima, Nicodemo Gentile, Federica Obizzi e Antonio Cozza, che in una nota avrebbero dichiarato di ritenere sufficiente il materiale già acquisito e di poter proseguire anche senza ulteriori contributi della parte offesa. I legali contestano la necessità di nuovi accertamenti, giudicano eccessivamente lunghi i tempi dell’indagine e sollecitano una conclusione più rapida del procedimento.
