L’improvvisa riduzione delle prestazioni della rete satellitare Starlink in territorio ucraino ha scatenato una serie di interrogativi a livello militare e diplomatico. A partire da una notte di fine settimana, i terminali installati sui velivoli senza pilota hanno iniziato a perdere la connessione non appena superavano i 160 chilometri orari costringendo gli operatori a rallentare o addirittura a interrompere le missioni.
La limitazione ha colpito soprattutto la versione Starshield progettata per usi governativi e difensivi, e ha avuto ripercussioni immediatissime su attacchi a medio raggio contro obiettivi russi.
Limite di velocità e impatto operativo sui droni ucraini
Secondo le testimonianze raccolte sul campo, la soglia massima di limitazione di velocità è stata fissata inizialmente a 160 km/h, ma successivi rapporti indicano un possibile abbassamento fino a 70 km/h per alcuni terminali.
Quando un drone supera i 110-120 chilometri orari la connessione cade per brevi intervalli, da dieci a venti secondi, compromettendo l’invio di coordinate, video e comandi. Questa interruzione, seppur di pochi secondi, rende il velivolo vulnerabile ai sistemi di difesa aerea russi, e in più impedisce l’azione rapida necessaria per colpire obiettivi mobili.
Il risultato è stato la cancellazione di sortite nella zona di Huliaipole, dove l’attacco a depositi di rifornimento è stato annullato per l’impossibilità di mantenere il collegamento stabile.
Effetti sui raid energetici e sulle operazioni di difesa aerea
Le restrizioni hanno avuto conseguenze anche sui droni anti-Shahed impiegati per intercettare i nuovi elicotteri a propulsione russa. Senza la trasmissione in tempo reale garantita da Starlink, gli operatori non sono più in grado di guidare con precisione questi sistemi, aumentando il rischio che i velivoli militari colpiscano infrastrutture civili, ospedali o scuole. Avvocati per i diritti umani hanno sottolineato che la perdita di copertura satellitare ad alta velocità può trasformare i droni da strumenti di difesa a potenziali armi contro la popolazione civile.
Chi ha dato l’ordine? Tra Casa Bianca, Trump e SpaceX
Il contesto politico è altrettanto complesso. Fonti interne indicano che Elon Musk abbia discusso la questione con l’ex presidente donald trump subito dopo la diffusione della notizia. Altri interlocutori riferiscono che Musk abbia parlato con funzionari della Casa Bianca prima di impartire il comando di rallentamento. Alcune ricostruzioni, basate su indagini giornalistiche, suggeriscono che l’ordine sia transitato dalla Casa Bianca al Dipartimento della Difesa ma l’identità del decisore finale rimane incerta. Bloomberg, invece, ha rilevato che la richiesta potrebbe non provenire direttamente da Trump, ma da altri membri della sua amministrazione o, in alternativa, da SpaceX stessa.
Le richieste del Senato e le indagini in corso
Un gruppo di senatori statunitensi, compresi quattro membri del partito repubblicano di Trump, ha chiesto una verifica approfondita sulle limitazioni di Starlink e sull’interruzione della condivisione di informazioni di intelligence. L’inchiesta mira a capire se funzionari del Dipartimento della Difesa abbiano autorizzato, approvato o semplicemente conosciuto le restrizioni, e se SpaceX le abbia attuate autonomamente o su ordine governativo. La risposta a queste domande è cruciale per valutare la trasparenza dei meccanismi di supporto militare forniti dalla tecnologia privata in un conflitto internazionale.
Nel frattempo, le forze armate ucraine hanno riportato il giovedì il ripristino completo delle funzionalità di Starshield segnalando che la limitazione è stata rimossa o modificata. Tuttavia, la vicenda ha messo in luce il potere straordinario di una singola azienda privata di influenzare il corso di una guerra, sollevando interrogativi sulla dipendenza di Kiev da infrastrutture gestite dagli Stati Uniti e dal settore privato.
