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Il manifesto di Luca Zaia per rilanciare il centrodestra in cinque punti: subito polemica con Vannacci

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Luca Zaia apre la riflessione sul futuro del centrodestra, ponendo al centro del suo manifesto al Foglio temi come diritti, integrazione e sicurezza.

Luca Zaia ridefinisce la rotta del centrodestra: l’ex governatore del Veneto propone una visione moderna e liberale del partito, sottolineando l’importanza di affrontare temi delicati come diritti civili, fine vita e integrazione, senza pregiudizi ideologici, e puntando al contempo su sicurezza e autonomia. Il suo appello pubblicato sul Foglio mira a costruire un centrodestra capace di coniugare libertà individuali, responsabilità collettiva e ruolo dello Stato, aprendo un dibattito sul futuro della coalizione.

Luca Zaia propone un manifesto in cinque punti per rilanciare il centrodestra

Luca Zaia ha pubblicato sul Foglio il suo manifesto intitolato Appello per una svolta a destra, un intervento articolato in cinque punti chiave – autonomia, politica estera, sicurezza, giovani e libertà – pensato come guida per un centrodestra moderno e riformista.

Sentiamo oggi una responsabilità storica: dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro”, scrive l’ex governatore del Veneto, confermato per tre mandati consecutivi con ampie percentuali.

Nel documento, Zaia evita di citare la Lega, il partito con cui ha costruito la propria carriera politica, e assume posizioni autonome, soprattutto sui diritti civili: “La destra vincente è quella liberale. Quella liberticida perde. I temi etici, civili, del fine vita, delle unioni civili non possono essere tabù ideologici”.

Secondo l’ex governatore, la politica di oggi deve costruire regole rispettose che concilino libertà individuali, responsabilità collettiva e ruolo dello Stato, distinguendosi dalla linea più confessionale e nazionalista del segretario Matteo Salvini.

Luca Zaia, il manifesto in cinque punti per rilanciare il centrodestra: l’immediata reazione di Vannacci

L’ex governatore approfondisce anche la questione dell’integrazione e dell’identità nazionale, evidenziando come la convivenza con culture diverse sia ormai una realtà nelle scuole italiane: “L’identità non è un riflesso automatico: si insegna, si trasmette, si costruisce. E si rafforza anche nel rispetto dell’identità altrui, di quelle famiglie che il nostro paese ospita e che ne fanno ormai parte”.

Sul fronte della sicurezza, Zaia chiarisce che non si tratta di militarizzare il territorio, ma di garantire presenza e controllo efficace: “I dati sulla popolazione carceraria raccontano un fallimento che non può essere ignorato”.

Il manifesto, quindi, delinea una destra liberale e moderna, attenta a temi etici, sociali e internazionali, distinguendosi dalla Lega tradizionale e aprendo un dibattito interno sul futuro del partito.

Il vicesegretario leghista Roberto Vannacci sottolinea la distanza politica da Zaia, dichiarando: “Zaia non è il mio riferimento“. La frase evidenzia lo scontro tra l’ex governatore, promotore di un centrodestra liberale e attento a diritti civili, integrazione e autonomia, e l’ala sovranista del Carroccio, orientata a posizioni nazionaliste e più rigide sui temi etici, segnando una frattura netta sul futuro e sull’identità del partito.