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Manovra 2027: Tajani vuole premi a banche, assicurazioni e CDP

Manovra 2027: Tajani vuole premi a banche, assicurazioni e CDP

Tajani annuncia che il finanziamento di 5 miliardi della Manovra 2027 dovrà arrivare da tutto il mondo finanziario, inclusa la CDP, e ribadisce il rifiuto di una tassa sugli extraprofitti.

Durante il Forum “Welfare, Italia” tenutosi a Roma, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha illustrato la logica alla base del nuovo contributo richiesto per la Manovra 2027. L’obiettivo è raccogliere cinque miliardi di euro da tutti gli attori del settore finanziario, non solo da banche tradizionali e compagnie assicurative, ma anche dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP).

Tajani non ha fornito dettagli sulla ripartizione dell’onere all’interno della finanza, limitandosi a dichiarare che “si sta lavorando” per definire le modalità operative.

Un contributo che coinvolge l’intero panorama finanziario

Secondo le parole di Tajani, il piano di finanziamento deve essere “ampio” e includere tutti i soggetti che operano nella finanza, per garantire una base di risorse più solida e distribuire equamente il peso della spesa pubblica.

L’intervento della CDP è stato evidenziato come fondamentale, data la sua dimensione e la capacità di mobilitare capitali a lungo termine. Il ministro ha sottolineato che l’onere complessivo di 5 miliardi è stato fissato dal governo, ma ha rifiutato di scendere nei particolari sulla quota spettante a ciascuna categoria, indicando che il disegno è ancora in fase di definizione.

Le priorità della legge di bilancio

La discussione si inserisce nel più ampio contesto della legge di bilancio da 23,5 miliardi che pone al centro giovani, anziani ed energia. Tra le misure più dibattute vi sono il taglio dell’IRPEF il potenziamento della sanità e il sostegno alle famiglie. Il contributo richiesto al settore finanziario dovrebbe quindi alimentare questi interventi, ma senza gravare eccessivamente su quelle istituzioni che svolgono un ruolo cruciale per l’economia reale.

Tajani respinge la tassa sugli extraprofitti e difende le banche di prossimità

Il vicepremier ha nuovamente escluso l’idea di introdurre una tassa sugli extraprofitti definendola una misura inutile perché tali profitti non esistono. Ha inoltre criticato una “visione punitiva” nei confronti del sistema bancario e del sistema assicurativo sostenendo che una pressione fiscale aggiuntiva potrebbe danneggiare la capacità di questi attori di sostenere l’economia. Tajani ha chiesto che, nei prossimi provvedimenti sulla manovra, venga tutelata la “specificità delle banche di prossimità, delle banche di credito cooperativo e delle banche popolari”, evidenziando il loro ruolo nel concedere crediti a piccoli imprenditori e famiglie.

Il dialogo con le altre forze di governo

Secondo il ministro, il suo punto di vista sta trovando ascolto anche tra le altre forze della coalizione. Tajani ha affermato che insisterà affinché le misure di finanziamento non penalizzino in maniera forte le banche di piccola scala, che sono considerate il motore di finanziamento locale. Il dibattito sulla composizione finale della manovra è ancora in corso, con il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi che deve ancora approvare le misure, in attesa della trattativa finale con l’Unione Europea.

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