Roma, 16 giu. (askanews) – Niente spettacolo dal vivo per la partita d’esordio dell’Iran al Mondiale 2026. Alti dirigenti della Federazione iraniana e membri dello staff tecnico sono rimasti a centinaia di chilometri di distanza dallo stadio in cui si disputava il match, bloccati in Messico, a Tijuana, poiché è stato loro negato il visto per entrare negli Stati Uniti.”Questo non mi sembra giusto”, ha detto il vicepresidente della Federazione calcistica iraniana Mehdi Mohammad Nabi: “Non è una bella sensazione, è una sensazione molto insolita per me, e si può dire che questa sensazione la prova sia la squadra che noi qui presenti.
Tuttavia, i nostri sentimenti e i nostri cuori sono con loro”.Dopo una lunga incertezza, la squadra è stata esiliata all’ultimo minuto in Messico, per tensioni diplomatiche e motivi di sicurezza, visto il confliltto in corso con gli Usa, con i visti mancanti per diversi membri della dirigenza, e dopo le partite viene rimandata a Tijuana.Allo stesso tempo, ci sono state proteste e manifestazioni della diaspora iraniana negli Stati Uniti davanti allo stadio, contro la partecipazione della squadra di Teheran, considerata degli iraniani in esilio negli Usa come un burattino del regime degli ayatollah.
Altri hanno guardato la partita con sentimenti contrastanti Heidar Rahmian, tifoso della squadra iraniana, ha detto:”È stato un po’ spiazzante perché in realtà siamo iraniani, ma non sosteniamo il regime, per questo abbiamo una bandiera diversa quindi… non si sapeva davvero quale squadra incoraggiare: l’Iran o la Nuova Zelanda”.