Jlenia Musella, 22 anni, è stata uccisa nella serata di ieri, martedì 3 febbraio, con una coltellata alla schiena a Napoli, nel quartiere Ponticelli. Per il delitto è stato arrestato il fratello maggiore, Giuseppe Musella, fermato con l’accusa di omicidio volontario. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica dei fatti, maturati, secondo le prime ipotesi, al culmine di una lite familiare.
Ventiduenne uccisa a Napoli: il contesto familiare e la reazione della comunità
La tragedia si è consumata nel rione Conocal, un complesso di edilizia popolare sorto dopo il terremoto del 1980 e segnato da problematiche legate alla criminalità organizzata e al traffico di droga. Tuttavia, secondo le prime ricostruzioni investigative, la morte della ragazza sarebbe maturata durante una lite familiare degenerata in violenza fisica: la 22enne sarebbe stata prima colpita con pugni e schiaffi e successivamente accoltellata alle spalle, in strada, tra urla che hanno richiamato l’attenzione di diversi residenti.
I fratelli vivevano senza i genitori, entrambi detenuti, e il patrigno sarebbe legato al clan Casella-Circone, radicato nella zona.
Napoli, Jlenia Musella accoltellata a morte alla schiena: arrestato il fratello
La Squadra Mobile di Napoli ha fermato Giuseppe Musella, 28 anni, ritenuto responsabile dell’uccisione della sorella Jlenia, 22 anni, colpita mortalmente con una coltellata alla schiena. Il giovane, ora detenuto nel carcere di Secondigliano, ha ricevuto un provvedimento di fermo per omicidio volontario disposto dalla Procura partenopea.
Secondo quanto emerso, i due fratelli convivevano in un appartamento del parco Conocal, nel quartiere Ponticelli, contesto segnato da forti criticità sociali. Gli inquirenti hanno ricostruito una relazione familiare segnata da tensioni e contrasti frequenti, elemento che ha indirizzato le indagini verso l’ambito domestico, anche perché non risulterebbero segnalazioni o denunce legate a possibili persecuzioni da parte di ex partner o conoscenti.
La giovane è stata trasportata all’ospedale Villa Betania da un’auto privata, che si è allontanata subito dopo averla lasciata al pronto soccorso. Le telecamere della struttura sanitaria sono attualmente al vaglio degli investigatori per individuare il veicolo e le persone presenti. I sanitari hanno tentato di prestarle soccorso, ma le ferite riportate, che avevano colpito organi vitali, si sono rivelate fatali.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Ciro Capasso, prosegue con l’ascolto di testimoni e persone vicine alla vittima, mentre restano ancora da chiarire diversi aspetti della vicenda, tra cui il ritrovamento dell’arma utilizzata nell’aggressione.