Nella mattinata di sabato, la capitale del Niger, Niamey, è stata teatro di violenti scontri tra la guardia presidenziale e un gruppo di insorti provenienti dalle forze armate. La situazione è stata riportata sotto controllo grazie all’intervento della guardia presidenziale, supportata da forze russe. Gli scontri hanno coinvolto la base aerea 101, situata vicino all’aeroporto internazionale Diori Hamani, e il palazzo presidenziale.
L’attacco alla base 101 e al palazzo presidenziale
Secondo quanto riferito da due fonti di sicurezza, gli insorti hanno tentato di entrare nel palazzo della presidenza, ma sono stati respinti. Forti sparatorie sono state udite in diversi quartieri della città, in particolare vicino alla presidenza e nella zona dell’aeroporto.
Il segnale della televisione nazionale è rimasto interrotto per poco più di un’ora, prima di tornare intorno alle 10.00 locali.
La risposta delle forze di sicurezza
Il ministro della Difesa Salifou Mody ha invitato la popolazione a mantenere la calma e a svolgere le proprie attività. Le forze di sicurezza sono state dispiegate attorno all’aeroporto e nel quartiere di Plateau, dove si trovano i palazzi istituzionali.
Una delle principali strade di accesso alla capitale è stata chiusa. Il Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp) ha invitato la popolazione a mantenere unità, vigilanza e sostegno alle forze di sicurezza.
La situazione attuale e le dichiarazioni ufficiali
Bana Wagana Ibrahim, membro dell’Ufficio del Consiglio Consultivo del Niger e deputato del parlamento dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), ha dichiarato che la situazione è sotto controllo. Tuttavia, la giunta militare sta subendo una pressione crescente da parte di gruppi armati interni al Paese. La scorsa settimana, ad esempio, 15 agenti di polizia sono stati uccisi da uomini armati a bordo di motociclette vicino a Tessa, nella regione di Dosso.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato di essere in contatto con il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, e con il comandante del Covi, generale Giovanni Iannucci, per monitorare la situazione. Il personale italiano non è stato coinvolto negli episodi e non ci sono pericoli imminenti per il nostro personale.
