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Operazione Ricostruzione: 8 arresti corruzione e mafia negli appalti

Operazione Ricostruzione: 8 arresti corruzione e mafia negli appalti

Maxi inchiesta antimafia sui lavori di ricostruzione: otto arresti, 57 milioni di euro sequestrati, legami con 'ndrangheta e Casalesi.

Il terremoto che ha colpito le Marche nel 2016 ha lasciato una scia di distruzione, spingendo le autorità a destinare ingenti risorse per la ricostruzione di abitazioni, strutture scolastiche e infrastrutture pubbliche. Tuttavia, gli stessi fondi destinati alla ripresa sono diventati preda di una rete criminale capace di infiltrarsi nei cantieri, sfruttando appalti pubblici e privati per riciclare proventi illeciti.

L’operazione, denominata “Ricostruzione”, è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona in stretta collaborazione con la Direzione Distrettuale Antimafia.

Nel corso dell’inchiesta, sono state effettuate più di cinquanta perquisizioni in tutta la penisola, coinvolgendo imprese edili, studi legali e uffici amministrativi. Il risultato è stato l’arresto di otto persone – tra cui imprenditori, avvocati e funzionari pubblici – e il sequestro di beni per un valore complessivo superiore a 57 milioni di euro.

L’indagine ha messo in luce un complesso intreccio tra corruzione, mafia e gestione dei lavori di ricostruzione, con ricadute a livello nazionale.

Arresti di volti noti: Enrico Crucianelli e Fabio Pistarelli

Tra gli otto arresti, spiccano due figure di rilievo: l’imprenditore Enrico Crucianelli, presidente della ANCE, e l’avvocato Fabio Pistarelli, esponente di Fratelli d’Italia e ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.

Crucianelli è stato imputato per aver favorito la partecipazione di imprese subappaltatrici legate a organizzazioni mafiose nei lavori di ricostruzione. Pistarelli, invece, è al centro di un’indagine di corruzione per aver ricevuto una tangente di circa 100 mila euro, finalizzata a favorire l’assegnazione di un appalto a una ditta termoidraulica di proprietà di Antonio Cervigni, anch’egli arrestato.

Crucianelli e il canale dei subappalti mafiosi

Le indagini hanno ricostruito come Crucianelli, grazie alla sua posizione di “imprenditore-cerniera”, abbia incanalato fondi pubblici provenienti dal SAL 0 – l’anticipo del 20 % sui contratti di ricostruzione privata – verso imprese subappaltatrici gestite da soggetti sotto interdizione antimafia. Queste società hanno realizzato falsi lavori e fatturazioni per circa 8 milioni di euro, trasferendo poi i proventi in contanti alle cosche della ‘ndrangheta calabrese.

Pistarelli e la pista delle tangenti per la ditta termoidraulica

Il caso Pistarelli riguarda una trama di corruzione finalizzata a manipolare il procedimento di aggiudicazione di un appalto per impianti termoidraulici. Secondo gli inquirenti, Pistarelli avrebbe ricevuto 60 000 euro in contanti e altri 45 000 euro sotto forma di lavori di ristrutturazione nella sua abitazione, in cambio di un favore amministrativo. La ditta beneficiaria, gestita da Antonio Cervigni, ha così ottenuto l’affidamento di lavori per oltre 6 milioni di euro.

Estensione dell’inchiesta: perquisizioni, sequestri e reti criminali

L’operazione ha interessato 13 province italiane, tra cui Ancona, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Modena e Treviso. Sono state rilevate 17 società coinvolte in 50 perquisizioni e numerosi sequestri di documenti, computer e conti bancari. Il coordinamento è stato affidato al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (G.I.C.O.) di Ancona, sotto la supervisione della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Oltre al sequestro di 57 milioni di euro, tre aziende sono state soggette a misure cautelari per bloccare ulteriori operazioni illecite.

Coinvolgimento di ‘ndrangheta e Casalesi nella ricostruzione

Le indagini hanno evidenziato due filoni principali di infiltrazione criminale: uno legato alla ‘ndrangheta calabrese, rappresentata da V. C., e un altro collegato ai Casalesi, tramite imprese intestate a prestanome gestite da G. D., R. D. e A. E., appartenenti alla rete di Michele Zagaria. Entrambi i gruppi hanno sfruttato il flusso di denaro pubblico per alimentare il proprio esercizio illegale, creando false fatturazioni, riciclando denaro e garantendo supporto logistico ai subappalti.

L’inchiesta “Ricostruzione” ha smascherato una realtà complessa dove la gestione dei fondi destinati alla ricostruzione post-sisma è stata manipolata da una sinistra alleanza tra imprenditori, politici e organizzazioni mafiose. Con gli arresti di Crucianelli, Pistarelli e di altri protagonisti, le autorità intendono riportare ordine e trasparenza nella gestione dei prossimi progetti di riqualificazione, garantendo che i soldi destinati alle comunità colpite vengano finalmente utilizzati per il loro scopo originario.

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