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Palmoli, progetto di rientro e contestazioni sulla perizia nella vicenda della famiglia nel bosco

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La famiglia che abitava in un casolare a Palmoli vuole adeguare la casa e modificare l'istruzione dei bambini per favorire il ricongiungimento, mentre uno psicologo solleva dubbi formali sulla perizia disposta dal tribunale

Famiglia allontanata dal casolare nel bosco di Palmoli

Una scelta di vita radicale, vissuta per anni lontano dai ritmi urbani, è al centro di un caso che unisce aspetti abitativi, educativi e giuridici. La famiglia stabilitasi in un casolare nel bosco di Palmoli affronta l’allontanamento dei tre figli disposto dal tribunale minorile e il percorso imposto per un possibile rientro.

Il padre, Nathan, descrive il legame affettivo dei bambini con quel luogo che essi chiamano “il posto dell’anima” e annuncia l’intenzione di adeguare l’abitazione alle normative per favorire il ricongiungimento. Sullo sfondo permangono contestazioni professionali relative alla perizia tecnica sui minori, che potrebbero influire sui tempi e sulle condizioni del ritorno.

Il progetto di adeguamento dell’abitazione

La famiglia ha annunciato un piano di lavori per ottemperare alle prescrizioni emerse nell’iter giudiziario. Gli interventi sono stati presentati come necessari per rendere l’immobile idoneo all’uso abitativo.

Tra gli interventi previsti figurano l’ampliamento del casolare, l’introduzione di servizi essenziali e il collegamento alle utenze pubbliche. Sono previsti in particolare l’installazione di un bagno regolare, la sostituzione degli infissi e il vicino allaccio alle reti di acqua ed energia.

L’obiettivo dichiarato è raggiungere la superficie minima richiesta per legge per un nucleo familiare di cinque persone. Tale valore è indicato nella documentazione come pari a 66 metri quadrati.

Resta comunque aperta la questione delle contestazioni tecniche emerse nella perizia sui minori, che potrebbero incidere sui tempi e sulle condizioni del ritorno. Eventuali ritardi dipenderanno dagli sviluppi procedurali e dall’esito delle verifiche tecniche.

Bioedilizia e rispetto delle norme

Il progetto prosegue con la volontà di coniugare sostenibilità e conformità normativa. I lavori sono stati descritti come orientati alla bioedilizia, con soluzioni finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale e al miglioramento dell’efficienza energetica. La famiglia ha dichiarato che «accetterà le regole», riconoscendo le difficoltà operative ma indicando come priorità il rientro dei figli dopo l’allontanamento avvenuto a. Le tempistiche restano subordinate agli esiti delle verifiche tecniche e alle autorizzazioni richieste dagli enti competenti.

Cambiamenti nell’istruzione dei bambini

La famiglia ha modificato il proprio approccio all’istruzione dei minori. È stata abbandonata la pratica dell’unschooling, intesa come apprendimento non strutturato basato sull’autonomia del bambino, a favore di un percorso di homeschooling affidato a un istituto online riconosciuto. L’obiettivo dichiarato è garantire la continuità educativa nel rispetto delle norme italiane, pur mantenendo una vita improntata alla vita all’aria aperta. Gli sviluppi successivi dipenderanno dall’esito delle interlocuzioni con le autorità scolastiche e dalle verifiche sul programma scelto.

Da pratiche alternative a soluzioni riconosciute

Secondo Nathan «il cuore non è cambiato, ma la testa sì». L’approccio educativo resta orientato alla vita all’aperto e all’apprendimento esperienziale, ma ora integra strumenti formali valutati compatibili con la tutela giuridica dei minori. Questo adeguamento viene considerato condizione necessaria per il possibile ricongiungimento familiare.

Supporto comunitario e manifestazioni di solidarietà

La vicenda ha suscitato reazioni nella comunità locale e nelle reti online. A fine febbraio a Palmoli è stata organizzata una festa in favore di Nathan, promossa da associazioni locali e da gruppi di sostegno sui social. L’evento è stato descritto come segno di vicinanza e solidarietà; il manifesto invitava a portare doni simbolici per aiutare la famiglia durante il periodo di separazione.

Le contestazioni professionali sulla perizia

La disputa tecnica e legale riguarda la perizia disposta dal tribunale per i minorenni dell’Aquila. Esperti del settore hanno sollevato rilievi formali sulla documentazione e sulle modalità di nomina della consulente incaricata.

Lo psicologo e psicoterapeuta Tonino Cantelmi ha contestato la condotta pubblica della professionista e ha messo in dubbio il possesso dei requisiti previsti dal D.M. 109/2026 per operare come consulente tecnico in ambito minorile. In particolare, Cantelmi ha segnalato carenze nella certificazione e nella documentazione allegata alla perizia.

Il tema prosegue la discussione avviata con il manifesto di solidarietà e con le iniziative di supporto alla famiglia, menzionate nei paragrafi precedenti. Secondo Giulia Romano, ex Google Ads specialist ora esperta di comunicazione data-driven, i dati ci raccontano una storia interessante: le contestazioni procedurali possono incidere sulla credibilità della perizia e sulle future decisioni giudiziarie.

Restano attese le verifiche formali da parte dell’ordine professionale competente e gli eventuali approfondimenti disposti dal tribunale. Un prossimo sviluppo rilevante riguarda l’esito degli accertamenti sui requisiti indicati nel decreto ministeriale, che determinerà la validità della consulenza tecnica.

Richiesta di ricusazione e esposti

Cantelmi ha annunciato la presentazione di una richiesta di ricusazione al tribunale per i minorenni e un esposto all’ordine degli psicologi. L’azione nasce dall’ipotesi che la perizia sia viziata dalla carenza di esperienza documentata della professionista incaricata. Le contestazioni riguardano la correttezza delle procedure adottate e la regolarità dei presupposti tecnici che giustificano la consulenza.

La Garante regionale per l’infanzia dell’Abruzzo ha segnalato la gravità delle questioni sollevate, incidendo sul dibattito pubblico sullo svolgimento delle valutazioni psicodiagnostiche nei casi che coinvolgono minori. I prossimi sviluppi dipendono dall’esito degli accertamenti sui requisiti indicati nel decreto ministeriale, che determinerà la validità della consulenza tecnica e le eventuali conseguenze disciplinari o giudiziarie.

Il caso rimane aperto e mette in luce il delicato equilibrio tra il diritto dei genitori a perseguire uno stile di vita alternativo, il dovere delle istituzioni di garantire la tutela dei minori e la necessità che gli accertamenti tecnici rispettino criteri di competenza e imparzialità. Al centro ci sono tre bambini che chiedono di tornare nella casa dell’anima nel bosco, luogo descritto dagli interessati come ambiente di riferimento affettivo e formativo. La richiesta di ricusazione e gli esposti presentati dagli avvocati degli interessati enfatizzano la necessità di verificare la consulenza tecnica alla luce dei parametri indicati nel decreto ministeriale. Ulteriori sviluppi processuali saranno definiti dal tribunale per i minorenni e potranno influire sulle eventuali conseguenze disciplinari o giudiziarie.