> > Parità di genere, "Italia in ritardo, ma ci sono buone pratiche"

Parità di genere, "Italia in ritardo, ma ci sono buone pratiche"

Milano, 1 apr. (askanews) – Sulla parità di genere in Italia c’è ancora tanto da fare, serve un cambio culturale, servono politiche sui territori. Sono alcuni dei dati emersi dal convegno “Innovare la cultura di parità – Dalle parole ai fatti”, promosso a Milano da Sanofi.”Sanofi – ha spiegato ad askanews Luisa Adami, Legal Head e Gender Lead dell’azienda – si occupa di questi temi da tantissimi anni, ormai credo che sia cambiata un po’ la prospettiva. Prima erano inquadrati più una tematica di compliance, responsabilità sociale, oggi invece li vediamo proprio come una leva strategica capace di impattare sulla capacità di innovare e di competere delle aziende. Questo è un elemento strategico per le società, ci sono anche studi che dimostrano che le società che hanno una diversità e inclusione nel management hanno una capacità di innovare superiore del 19 % delle altre e una capacità di competere di superiore del 15%”.Nonostante l’impegno di Sanofi e questi numeri molto significativi, la situazione nel nostro Paese resta complessa. “I dati – ha aggiunto Darya Majidi, presidente di UN Women Italia – ci dicono che in Italia purtroppo non siamo in una buona situazione. Il World Economic Forum ogni anno crea un report della situazione di genere e l’Italia è 85esima. Quindi l’Italia che siede nel G7 come una potenza mondiale, per quanto riguarda la parità di genere è veramente indietro. Qual è il dato davvero per noi negativo? La presenza delle donne nel mondo del lavoro. In Italia lavora circa il 53 % delle donne contro una media europea del 70%. Quindi è chiaro che quel 17% fa la differenza non solo nella fase in cui le donne non lavorano, ma successivamente quando poi dovrebbero andare in pensione non avendo versato i contributi questo li porta verso la povertà”.Molto impattante anche il tema del Gender pay gap, ossia la differenza di retribuzioni tra le donne e gli uomini. “Possiamo dire con orgoglio – ha detto ancora Adami – di avere un divario salariale del più del 3,9% a favore delle donne”.Quello che più conta in questo momento, secondo chi è intervenuto al convegno in Regione Lombardia, è innescare un cambiamento culturale profondo, a tutti i livelli della società. “Eventi come quello di oggi – ha concluso Majidi – ci danno consapevolezza, creano una community di aziende, di istituzioni che ci credono e che vogliono collaborare”.Patendo dalle buone pratiche e dalle esperienze esistenti, per poi allargare ulteriormente il raggio d’azione.