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Pensione anticipata, nuova circolare Inps: cosa succede a chi non lascia il lavoro

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Nell'ultima circolare l'Istituto fa chiarezza sulle 'conseguenze' in termini di stipendio per chi non usufruisce della pensione anticipata

Per poter andare in pensione prima del compimento dei 67 anni è necessario avere almeno 42 anni e 10 mesi di contributi versati (41 anni e 10 mesi per le donne), indipendentemente dall’età. Esiste però la possibilità di decidere di continuare a lavorare e spostare più in avanti la data del pensionamento, non approfittando dunque della pensione anticipata: in questo caso vi sono delle conseguenze per quanto riguarda le imposte versate e lo stipendio ricevuto. E, per il 2026, ci ha pensato l’Inps a fare chiarezza con un’apposita circolare nella quale spiega come approfittare di quello che può essere considerato come un vero e proprio “bonus”.

Pensione anticipata, come sfruttare il bonus se non si interrompe il lavoro

Anche nel corso del 2026 torna la possibilità di sfruttare i benefici di continuare a lavorare rinunciando, nonostante i requisiti, alla pensione anticipata. A patto che i requisiti vengano maturati entro la fine dell’anno e che si decida di non interrompere la propria occupazione dichiarando che si preferisce restare al lavoro. Esiste un importante beneficio che l’Inps ha ricordato in una circolare recentemente diffusa, ovvero la possibilità di smettere di versare l parte di contributi a proprio carico tenendoli direttamente in busta paga.

Importante, prima di addentrarsi nei dettagli, è ricordare che questa agevolazione riguarda solo i lavoratori dipendenti e non gli autonomi. l’incremento in busta paga, quello che in prima battuta era stato chiamato bonus Maroni ed in seguito bonus Giorgetti, scatterà nel momento in cui i requisiti sono stati raggiunti. Ma non solo perché anche chi entro il 31 dicembre 2025 ha raggiunto i 62 anni di età e 41 anni di contributi potrà beneficiare dell’incremento in busta paga. Si tratta di Quota 103 che, seppur non rinnovata nel 2026, rimane valida fino al termine del 2025.

Rinuncia a pensione anticipata, a quanto ammonta l’incremento in busta paga

Il bonus in questione è pari al 9,19% dello stipendio lordo versato mensilmente dai dipedenti. La somma diventa netta e finisce nello stipendio aumentandolo. Per fare un esempio uno stipendio di 1500 euro netti consentirà al lavoratori di ottenere un incremento di 184 euro al mese, pari ad un totale di 1684 euro netti mensili. Si tratta però di soldi che non entreranno a far parte del cumulo pensionistico. Il dipendente, ricorda l’Inps, potrà in ogni caso fare un passo indietro esercitando la facoltà di rinuncia.