La tensione tra le autorità russe e Telegram si è trasformata in una battaglia concreta: blocchi tecnici, multe e contenziosi legali stanno cambiando il modo in cui milioni di persone usano la piattaforma e influenzano il mercato digitale in Russia. Il governo parla di esigenze di sicurezza e ordine pubblico; Telegram risponde accusando di pressioni mirate a favorire Max, la super-app statale che unisce messaggistica, servizi pubblici e funzioni commerciali.
Sullo sfondo restano questioni delicate: libertà di comunicazione, responsabilità delle piattaforme e protezione dei dati personali.
Le accuse mosse da Roskomnadzor sono precise: secondo il regolatore Telegram non starebbe fermando in modo efficace la diffusione e la vendita di dati personali gestata da terze parti. L’ente sostiene che esistano strutture e canali che facilitano l’accesso a informazioni trafugate e denuncia come, nonostante la rimozione sistematica di servizi sospetti, nuovi bot e canali ricompaiano a ritmo serrato. Telegram replica che gli interventi sono spesso temporanei e che servono soluzioni strutturali, non rimozioni episodiche.
Sul piano operativo la questione è proprio questa: eliminare singoli bot non è sufficiente se non vengono messe in atto procedure robuste di monitoraggio e blocco che impediscano la rapida ricomparsa dei servizi illeciti. I regolatori chiedono strumenti più incisivi; la piattaforma parla di limiti tecnici e di risorse necessarie per perseguire un contrasto efficace su scala così ampia.
Per gli utenti il rischio è concreto. Le autorità affermano di aver rimosso migliaia di servizi sospetti dall’avvio dei controlli, ma la comparsa costante di nuove istanze mantiene alta la probabilità di esposizione involontaria di dati personali. Le segnalazioni parlano di profili e numeri che circolano fuori controllo e di difficoltà a limitare la diffusione di informazioni sensibili.
Anche aziende e organizzazioni che utilizzano Telegram devono adattarsi. È consigliabile rafforzare i processi interni: migliorare le procedure di segnalazione, eseguire audit sulla protezione dei dati e verificare la conformità alle normative quando terze parti trattano dati degli utenti. Inserire clausole chiare sui flussi di accesso e sulla conservazione dei dati può ridurre il rischio legale e tutelare la reputazione.
La pressione legale non è rimasta senza effetti. Un tribunale di Mosca ha multato Telegram per 10,8 milioni di rubli per la mancata rimozione di contenuti proibiti, mentre circolano accuse — negate dall’azienda — su accessi non autorizzati a conversazioni di personale militare. I controlli da parte degli ispettori si stanno intensificando e potrebbero tradursi in verifiche e sanzioni aggiuntive.
Le misure tecniche adottate nel conflitto con il regolatore stanno compromettendo l’esperienza quotidiana degli utenti. Sono aumentati i problemi nel caricamento e nella ricezione di file multimediali — messaggi vocali, foto, video — e si segnalano chiamate audio e video intermittenti. Per chi usa Telegram per lavoro, vendite o servizi pubblici, queste interruzioni significano difficoltà operative e possibili perdite economiche.
Il peso di questi disservizi si fa sentire soprattutto se si guarda alla scala: Telegram conta circa 90 milioni di utenti in Russia, WhatsApp oltre 100 milioni. Un rallentamento esteso influisce sulla circolazione delle informazioni, sui canali commerciali digitali e sulla vita quotidiana di milioni di persone.
Infine, l’impatto economico e mediatico non va sottovalutato. Canali che vivono di pubblicità rischiano cali di ricavi, settori come turismo e customer service soffrono per l’uso limitato della messaggistica e l’ecosistema legato a TON e ad altre attività crypto potrebbe risentirne. Molte aziende stanno già esplorando canali alternativi e rivedendo i contratti per gestire il rischio, in attesa di sviluppi normativi o segnali più chiari dagli stakeholder.