> > Perché Schlein chiede un'Europa federale: difesa condivisa e taglio all'evas...

Perché Schlein chiede un'Europa federale: difesa condivisa e taglio all'evasione

Perché Schlein chiede un'Europa federale: difesa condivisa e taglio all'evasione

Schlein sollecita un salto verso un'Europa più unita: meno veti, difesa coordinata e misure decise contro l'evasione fiscale per proteggere competitività e sicurezza

Nel suo intervento pubblico la segretaria del Partito Democratico ha rilanciato l’idea di un’Europa più integrata, proponendo misure concrete per superare gli ostacoli decisionali e potenziare la capacità strategica dell’Unione. L’argomentazione parte dalla convinzione che, senza una maggiore capacità di decidere in modo rapido e coordinato, l’Europa rischia di perdere spazi politici ed economici nello scenario internazionale.

In questo quadro emergono tre priorità: superare il principio dell’unanimità, costruire una difesa comune basata su investimenti condivisi e affrontare con decisione il problema dell’evasione fiscale.

Perché superare l’unanimità cambia gli spazi decisionali

La proposta di eliminare o limitare il ricorso al voto unanime vuole rispondere all’attuale lentezza nel prendere decisioni strategiche.

Il concetto di unanimità si riferisce al sistema per cui ogni Stato membro può bloccare una decisione, ma la critica sollevata è che questo meccanismo spesso paralizza l’azione comune. Sostituirlo con strumenti che permettano maggiori margini di azione, come la cooperazione rafforzata, significherebbe accelerare risposte su temi quali la sicurezza, l’energia e la politica industriale, permettendo a gruppi di Paesi disponibili di procedere insieme senza restare vincolati ai veti.

Cooperazione rafforzata e percorsi graduali

La cooperazione rafforzata è proposta come strada praticabile per avviare progetti comuni senza dover ottenere l’accordo di tutti gli Stati. Questo approccio favorisce iniziative pilota e permette di costruire fiducia reciproca: Paesi pronti a procedere insieme possono sperimentare soluzioni comuni, che in seguito potrebbero essere allargate. In questo modo si evita la contrapposizione netta tra chi vuole l’integrazione e chi preferisce mantenere veti, consentendo progressi concreti su politiche strategiche.

Difesa comune e no al riarmo competitivo

Un altro punto centrale è la creazione di una difesa comune europea che non si traduca in una semplice corsa agli armamenti nazionali. L’idea è di puntare su una strategia condivisa, con investimenti comuni in capacità, interoperabilità e ricerca militare civile-difesa, coordinando i bilanci e evitando duplicazioni. Una difesa integrata, secondo la proposta, aumenterebbe l’efficacia e ridurrebbe i costi complessivi, rafforzando la capacità deterrente dell’Europa senza incentivare singole gare al riarmo che impoveriscono le economie nazionali.

Investimenti industriali e coordinamento

Accanto all’aspetto militare, la proposta include un piano industriale europeo capace di sostenere innovazione e occupazione. I investimenti comuni servirebbero a potenziare settori strategici, dalla difesa alla tecnologia, creando sinergie tra imprese e istituzioni pubbliche. Il coordinamento delle risorse permetterebbe inoltre di progettare piani di transizione industriale più efficaci, con ricadute positive sull’occupazione e sulla competitività internazionale.

Contrastare il sommerso e ridurre l’evasione fiscale

La terza priorità che emerge è la lotta all’evasione fiscale e al mercato sommerso, tema considerato essenziale per recuperare risorse utili a finanziare politiche comuni. La proposta è di rafforzare le agenzie nazionali e transnazionali che indagano i fenomeni di elusione, dotandole di obiettivi chiari e strumenti operativi più efficaci. In particolare, viene suggerito un target ambizioso: ridurre significativamente, fino a dimezzare, le perdite fiscali non emerse nell’arco del mandato governativo quinquennale.

Rafforzare le istituzioni di controllo

Rendere più solide le strutture di controllo significa aumentare scambi informativi tra amministrazioni, migliorare le tecnologie per il tracciamento finanziario e definire sanzioni più severe per comportamenti evasivi. L’idea di fondo è che combattere il sommerso non è solo una questione di giustizia fiscale, ma anche una politica economica: risorse recuperate possono finanziare investimenti comuni, welfare e project financing per la transizione verde e digitale.

Nel complesso la visione delineata punta a una Europa che non si limiti ad aggregare politiche nazionali, ma che costruisca strumenti condivisi per affrontare sfide strategiche. Superare i meccanismi di blocco, investire in una difesa comune intelligente e dare priorità al contrasto dell’evasione fiscale sono proposte che mirano a preservare autonomia strategica e coesione sociale, evitando frammentazioni che indeboliscono il continente. Il percorso suggerito privilegia soluzioni graduali e pratiche, con l’obiettivo di tradurre l’idea di un’Europa federale in azioni concrete e misurabili.