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“Quando c’era lei”. Manifesti sui treni contro Giorgia Meloni: la provocazione di Matteo Renzi

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La campagna di Matteo Renzi sui treni in ritardo accende le polemiche: i manifesti di Italia Viva finiscono al centro dello scontro.

La campagna lanciata da Matteo Renzi e da Italia Viva per il 2×1000 ha acceso il dibattito politico e mediatico per i toni provocatori utilizzati nei manifesti esposti nelle stazioni di Roma e Milano. Al centro della comunicazione anche il tema dei treni e dei ritardi ferroviari, con slogan ironici che riprendono l’estetica del Ventennio per criticare il governo guidato da Giorgia Meloni.

Matteo Renzi attacca Giorgia Meloni con i manifesti sui treni: “Quando c’era lei”

Italia Viva ha avviato nelle stazioni ferroviarie di Roma e Milano la promozione del 2×1000, trasformando l’iniziativa fiscale in una comunicazione dal forte impatto politico e simbolico. Secondo una nota del partito, l’operazione “ironizza sui risultati raggiunti dal governo Meloni, puntando su temi concreti ma ispirandosi nella forma all’estetica e alla retorica del Ventennio”.

Nei maxi manifesti compaiono slogan costruiti sul modello “QVANDO C’ERA LEI”, tra cui: “QVANDO C’ERA LEI si pagavano le tasse”, “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo”, “QVANDO C’ERA LEI i giovani scappavano dall’Italia”, “QVANDO C’ERA LEI l’Italia era meno sicura”, “QVANDO C’ERA LEI la spesa si pagava di più”.

L’obiettivo dichiarato è quello di mettere in discussione temi come pressione fiscale, fuga dei giovani, inflazione e disservizi infrastrutturali.

A completare la campagna è stato diffuso anche un video sul canale YouTube di Matteo Renzi, costruito come una parodia dei cinegiornali dell’Istituto Luce. Le immagini in bianco e nero e la voce narrante, che richiama lo stile di Guido Notari, accompagnano frasi dal tono solenne e ironico: “Nella solenne stagione in cui il governo del presidente Meloni celebrava i fasti della prosperità annunciata, le famiglie italiane assistevano al magnifico spettacolo della vita quotidiana, divenuta impresa eroica”. La chiusura del video rilancia l’appello: “Dai forza alle idee giuste. Dona il tuo 2×1000 a Italia Viva”. La strategia comunicativa ha rapidamente alimentato discussioni e polemiche per l’uso dell’estetica del Ventennio in chiave satirica.

Matteo Renzi attacca Giorgia Meloni: reazioni politiche, tensioni e il caso Ferrovie dello Stato

L’iniziativa ha generato una forte reazione politica, fino a essere percepita come provocatoria nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Alcuni manifesti sono apparsi anche nei ledwall della stazione Termini di Roma, proprio accanto ai tabelloni con arrivi e partenze, rendendo immediata la visibilità dello slogan. La collocazione ha amplificato l’effetto mediatico e ironico dell’operazione, soprattutto in un contesto segnato da ritardi ferroviari e disservizi, con dati che indicano come una parte significativa dell’Alta Velocità non sia puntuale.

Secondo quanto riportato da La Stampa, nelle scorse ore pare si sia tenuta una riunione d’emergenza ai vertici di Ferrovie dello Stato Italiane dopo la comparsa, alla stazione Termini di Roma, di uno dei manifesti della nuova campagna per il 2×1000 promossa da Matteo Renzi e Italia Viva. Stando alle indiscrezioni del quotidiano, l’amministratore delegato Stefano Donnarumma pare abbia ricevuto una telefonata dal Ministero dei Trasporti, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe rimasta irritata dall’accostamento tra i ritardi ferroviari e il governo.

 

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