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Polizia francese in allerta: 135 arresti e divieto di manifestazioni

Polizia francese in allerta: 135 arresti e divieto di manifestazioni

Il ministro Nuñez ha richiesto una risposta ferma alle proteste, con 135 arresti e restrizioni su più città.

Nel fine settimana del 24 ottobre 2026 la Francia è nuovamente al centro di una serie di manifestazioni contro l’aumento del costo della vita e le condizioni scolastiche. Dopo gli scontri violenti del weekend precedente, le autorità hanno adottato misure più dure, suscitando acceso dibattito tra sindacati, partiti di sinistra e organizzazioni per i diritti umani.

Arresti e risposta delle forze dell’ordine

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha comunicato, durante una conferenza stampa al National Police Academy di Vincennes, che sono state effettuate 135 operazioni di fermo su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati forniti dal governo, il numero di persone presenti negli spazi pubblici si è ridotto da 60.000 il 17 ottobre a 35.000 entro il primo pomeriggio di sabato.

Nuñez ha sottolineato che gli agenti dovevano essere “intransigenti e “hyper-responsive” nei confronti dei potenziali “rioters”, ribadendo l’importanza della mobilità, della reattività e dell’adattabilità per neutralizzare i gruppi a rischio.

Strategia operativa e rinforzo delle truppe

Alla fine della settimana precedente il governo aveva annunciato lo schieramento di 70.000 poliziotti, con un incremento di 10.000 unità rispetto al weekend precedente.

Questa presenza rafforzata è stata accompagnata dall’uso di lacrimogeni a Lione, dove le autorità avevano vietato raduni in diverse zone della città. Il ministro Nuñez, tuttavia, è stato criticato per aver sottovalutato l’entità delle proteste e per aver dichiarato di essere pronto a intervenire con una “risposta feroce”.

Divieti di manifestazione e restrizioni nelle città

Il presidente Emmanuel Macron ha disposto il divieto di manifestazioni in diverse località, escludendo però quelle organizzate da sindacati riconosciuti. Tra le città colpite troviamo Lione, Nice e Lille, dove i manifestanti hanno dovuto affrontare coprifoghi locali. A Parigi, la rotta autorizzata per la marcia è stata modificata all’ultimo minuto per allontanare i partecipanti dal centro storico, cercando di proteggere i negozi saccheggiati lo scorso weekend.

Il caso di Orléans e la conferenza della RN

In Orléans ha partecipato un corteo anti-estrema destra con più di 10.000 manifestanti, in contemporanea alla conferenza della National Rally guidata da Marine Le Pen. La città è stata scelta come simbolo di resistenza contro l’agenda della destra, e il governo ha evitato di vietare la manifestazione, a differenza di quanto avvenuto a Lione e Lille. La domenica successiva è previsto un ulteriore corteo proibito, in coincidenza con il lancio ufficiale della candidatura presidenziale di Le Pen.

Reazioni politiche, sindacali e internazionali

Alcuni leader di sinistra hanno definito le misure di ordine pubblico una violazione dei diritti democratici. Il candidato di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon ha accusato il governo di “creare le condizioni per un’esplosione” e ha sostenuto che Macron si trovi davanti a una settimana di proteste continue. Il presidente del Union Syndicale Lycéenne, Ryad Rani, ha definito la risposta del governo “grave violazione dei diritti umani”.

Critiche da Amnesty International e dichiarazioni di Manon Aubry

Amnesty International ha denunciato i divieti come “seria limitazione del diritto di manifestare” e ha avvertito di un possibile “scivolo verso pratiche autoritarie“. L’europarlamentare Manon Aubry, membro del partito Unbowed di Mélenchon, ha commentato sui social che “Il potere preferisce barricarsi dietro veicoli blindati anziché ascoltare le richieste legittime dei cittadini”.

Parallelamente, la notte di venerdì è avvenuto un tragico sparatoria su un’auto a Trappes, considerata dalle autorità un atto terroristico motivato da odio razziale o religioso. Una ragazza di 12 anni è stata ferita tra le vittime. Il presidente Macron ha definito l’attacco “un punto di svolta” sottolineando che, a suo avviso, era il primo caso di terrorismo in Francia con motivazione basata su colore della pelle o religione.

Le proteste francesi si inseriscono in un più ampio movimento europeo contro l’aumento del costo della vita, con manifestazioni analoghe emerse in Spagna, Italia e Albania negli ultimi giorni.

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