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QUANDO L’ARTE È (ANCHE) RICERCA, ROMA HUB DELLA CREATIVITÀ 5.0

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Sabato scorso si è conclusa nella Capitale EAR (Enacting Artistic Research), un’iniziativa promossa, fra gli altri dall’Accademia delle Belle arti di Roma, sulla lettura dei processi creativi e sull’interazione fra arte, nuove tecnologie e Intelligenza artificiale. Obiettivo: stimolare il pensiero creativo e i nuovi artisti emergenti.

Il rigore della scienza e la creatività dell’arte. Se pensate che le due cose non possano coesistere, vi sbagliate di grosso. A Roma, sabato scorso, si è conclusa EAR (Enacting Artistic Research), un’iniziativa che ha animato la città eterna con convegni, mostre e installazioni ospitate in luoghi simbolo come l’Ara Pacis, Accademia delle Belle Arti, Musei capitolini e Santa Cecilia. Il fil rouge di queste esperienze è stata la ricerca artistica intesa come indagine sui processi creativi che si celano dietro l’opera finita. Non solo ciò che vediamo, dunque, ma anche ciò che resta invisibile: ripensamenti, stratificazioni, fasi progettuali. Come ci raccontano due protagonisti, Costanza Barbieri e Franco Ripa di Meana (docenti dell’Accademia di Roma), oggi questa esplorazione è resa ancora più efficace grazie al dialogo con le tecnologie più avanzate e con le nuove frontiere scientifiche, a partire dall’Intelligenza artificiale.

La ratio di questa iniziativa è l’evoluzione del processo creativo”, esordisce Barbieri che, insieme a Claudio Seccaroni, ha curato la mostra “Il non-finito fra poetica e tecnica esecutiva”, ai Musei Capitolini, dove le indagini di diagnostica non invasiva effettuate su alcuni dipinti della Pinacoteca capitolina, affiancate da dispositivi digitali e modelli in 3D, offrono al pubblico una narrazione inedita delle opere. “Ciò che noi vediamo – spiega la Barbieri – è soltanto la punta dell’iceberg. A noi interessa ciò che sta sotto la superficie”.

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Didascalia: Costanza Barbieri.

Come si realizza un’opera d’arte? Quali sono i meccanismi che portano all’ideazione e alla progettazione che ha portato al prodotto artistico finale? A queste domande, nel tentativo di “seguire la traiettoria del processo creativo”, ha tentato di rispondere EAR che – grazie ai fondi del PNRR e a una call del Ministero della Ricerca per promuovere l’internazionalizzazione dell’arte – ha messo insieme, per una volta, le tre Accademie delle Belle Arti (Roma, Firenze e Brera), l’Istituto nazionale di Fisica nucleare e il Politecnico delle Marche.

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Didascalia: Mostra “Il non-finito fra poetica e tecnica esecutiva”, ai Musei Capitolini di Roma.

Fra i protagonisti del percorso espositivo spicca “Tiziano Tangibile. La Pala Gozzi”, un progetto dedicato alla pala realizzata nel 1520 da Tiziano Vecellio e conservata alla Pinacoteca Civica Francesco Podesti.
Le indagini diagnostiche condotte nell’ambito di EAR hanno registrato ripensamenti, stratificazioni e persino schizzi preparatori sul retro della tavola, tra cui uno studio per il Bambino. L’opera, dunque, secondo i ricercatori, non appare più come come immagine conclusa ma come l’esito di un percorso complesso, fatto anche di trasformazioni. “La ricerca restituisce una lettura inedita dei processi creativi degli artisti”, ci spiega la Barbieri che considera con grande attenzione le nuove frontiere dell’Intelligenza artificiale come l’Imaging e i modelli generativi “per visualizzare – evidenzia – le fasi immaginative della creazione artistica”.

 

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Didascalia: Franco Ripa di Meana.

E’ proprio l’IA, infatti, che ha aiutato gli studiosi, da un lato, a ricostruire il processo creativo di artisti come Michelangelo e Sebastiano del Piombo e, dall’altro lato, a mettere a disposizione delle nuove generazioni di artisti emergenti Kobi, una sorta di Chatgpt per il mondo dell’arte. “Le nuove tecnologie ci mettono a disposizione una base di conoscenza molto ampia. Come sfruttarla?”, si chiede Franco Ripa di Meana, responsabile dell’installazione “One, too many – Am I scared by AI coagency?”.

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Didascalia: Kobi, l’intelligenza artificiale come supporto alla creatività.

Una risposta a questo interrogativo arriva proprio da Kobi, una piattaforma per la ricerca che interpreta l’IA come supporto alla creatività e alla progettazione artistica. Come ci spiega Ripa di Meana, si tratta di uno strumento che non sostituisce l’artista ma ne stimola il pensiero divergente, attingendo a un perimetro di fonti selezionate, in gran parte riconducibili al Journal for Artistic research. “E’ un sistema che dovrebbe sostenere l’ideazione e i progetti artistici”, evidenzia. Un mezzo, insomma, per stimolare la generazione di nuove idee.

In questa prospettiva, l’arte 5.0 non coincide con una produzione “sintetica” che rimpiazza l’uomo, bensì con un ecosistema in cui tecnologia e scienza diventano strumenti per comprendere, ampliare e reinventare il processo creativo.

E Roma, ancora una volta, si conferma crocevia di sperimentazione e innovazione culturale.