> > Ranucci e Report: la crisi che scuote il servizio pubblico

Ranucci e Report: la crisi che scuote il servizio pubblico

Ranucci e Report: la crisi che scuote il servizio pubblico

La decisione della Rai di sostituire Sigfrido Ranucci alla guida di Report ha scatenato una bufera di proteste. Politici, avvocati e la redazione del programma si oppongono alla scelta, accusando l'azienda di cedere a pressioni politiche.

La decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report ha innescato una serie di reazioni a catena che coinvolgono politica, avvocati e la stessa redazione del programma. La scelta, annunciata senza motivazioni ufficiali, ha sollevato interrogativi e proteste che vanno ben oltre il semplice cambio di conduttore.

La vicenda ha preso una piega ancora più complessa con le dichiarazioni di Ignazio La Russa presidente del Senato, che ha affermato di non aver mai chiesto la sostituzione di Ranucci.

Al contrario, La Russa ha dichiarato che il giornalista dovrebbe rimanere per dimostrare l’inattendibilità delle inchieste di Report. “Non ho mai chiesto la sostituzione di Ranucci, semmai andava abolita la metodologia di Report”, ha detto La Russa durante un intervento a EtnaForum.

Le motivazioni della rimozione e le reazioni legali

Gli avvocati di Ranucci, coordinati da Roberto De Vita hanno presentato una lettera di contestazione formale alla Rai, chiedendo chiarimenti sulle motivazioni della rimozione.

“Se Ranucci è incompatibile con la conduzione di Report, bisogna spiegare il perché”, ha affermato De Vita, sottolineando la necessità di chiarire i fatti alla base della decisione.

Tra le ipotesi avanzate ci sono i rapporti di Ranucci con Valter Lavitola già noti dal 2026, e le conseguenze dell’attentato subìto dal giornalista. “Se il tema è l’attentato lui è la vittima, se il tema dovessero essere le presunte avances andrebbero dimostrate”, ha aggiunto De Vita, evidenziando la mancanza di prove concrete.

La protesta degli inviati di Report

La redazione di Report ha reagito con fermezza alla decisione della Rai, annunciando l’intenzione di dimettersi in blocco se l’azienda non farà marcia indietro. “La decisione assunta dalla Rai è per noi completamente irricevibile”, hanno scritto gli inviati in una nota ufficiale, criticando sia il metodo seguito dall’azienda sia la scelta dei nuovi conduttori, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi.

Gli inviati storici del programma, tra cui Giulio Valesini e Bernardo Iovene hanno rifiutato la proposta di ricoprire il ruolo di capi autore di Report, manifestando la loro disponibilità a collaborare solo se la Rai avesse mantenuto la continuità editoriale del programma. “Rifiutiamo la proposta avanzataci dalla Rai di ricoprire il ruolo di capi autore di Report”, hanno dichiarato Valesini e Iovene.

La protesta è stata ulteriormente alimentata dalla mancanza di coinvolgimento della redazione nelle decisioni riguardanti il futuro di Report. “Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che, nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma”, hanno affermato gli inviati.

Le accuse politiche e le tensioni con la Rai

La vicenda ha assunto anche una dimensione politica, con accuse di manipolazione dell’informazione e di uso delle istituzioni a favore del governo. “Dall’ignobile defenestrazione di Sigfrido Ranucci in Rai al tentativo di imporre una legge elettorale palesemente incostituzionale, emerge un unico disegno: occupare l’informazione, alterare le regole del voto e mettere le istituzioni al servizio del governo”, ha dichiarato un deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.

Le tensioni tra Ranucci e la Rai non sono nuove. Già nel 2026, poche settimane dopo l’attentato subìto dal giornalista, la Rai aveva cancellato quattro puntate di Report per motivi di costi, una decisione che Ranucci aveva criticato pubblicamente. “Non era neanche stato detto chiaramente durante la presentazione dei palinsesti”, aveva affermato Ranucci, evidenziando la mancanza di trasparenza dell’azienda.

La rimozione di Ranucci è vista da molti come un segnale preoccupante per il futuro del servizio pubblico. Report, uno dei programmi di giornalismo d’inchiesta più importanti in Italia, rischia di perdere la sua identità storica e i valori che lo hanno reso un punto di riferimento per l’informazione.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app