La maggioranza di centrodestra ha avviato l’iter per modificare l’attuale legge elettorale, proponendo un sistema proporzionale con premio di maggioranza volto a garantire stabilità di governo. La riforma, che interviene sull’impianto del Rosatellum, punta a rafforzare la “governabilità” assicurando una soglia minima di consenso per ottenere un premio di seggi, senza superare il limite del 60% degli eletti. Ecco tutti i dettagli e la polemica esplosa con l’opposizione.
Riforma legge elettorale, cosa prevede il testo depositato dal centrodestra
Il negoziato si è trascinato fino all’ultimo, tra continui aggiustamenti e il timore che l’intesa potesse naufragare su dettagli apparentemente marginali, persino sulle firme in calce al testo. Dopo settimane di confronti e una lunga riunione notturna nella sede di Fratelli d’Italia, la maggioranza di centrodestra ha però deciso di andare avanti e depositare alla Camera e al Senato la proposta di riforma del Rosatellum. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la “governabilità” attraverso un premio che assicuri una “maggioranza parlamentare stabile”, senza oltrepassare il tetto del 60% dei seggi.
Il progetto, già soprannominato “stabilicum”, supera i collegi uninominali e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza: 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi alla coalizione che superi il 40% dei voti. Se nessuno raggiunge quella soglia, scatterà il riparto proporzionale; se le prime due coalizioni si collocano tra il 35% e il 40%, è previsto un ballottaggio.
Resta invariata la soglia di sbarramento del 3% per i partiti non coalizzati (10% per le coalizioni) e non sono previste preferenze: l’elettore continuerà a votare liste con candidati predefiniti. Come recita l’articolo 1, “ogni elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità”.
Ogni coalizione dovrà inoltre indicare un unico nome da proporre al Quirinale come presidente del Consiglio incaricato, ma tale indicazione comparirà nel programma depositato al Viminale, non sulla scheda. Le dimensioni delle circoscrizioni e dei collegi plurinominali non subiscono modifiche sostanziali. L’iter dovrebbe iniziare a Montecitorio, con l’intenzione della maggioranza di arrivare a un primo via libera prima della pausa estiva.
Riforma legge elettorale, cosa prevede il testo depositato dal centrodestra: tensione con le minoranze
L’iniziativa ha suscitato reazioni immediate e contrastanti. Il Partito Democratico ha bollato la proposta come “irricevibile” e “inaccettabile” ancora prima del deposito formale, giudicando il premio di maggioranza un meccanismo capace di alterare la rappresentanza e di riproporre criticità già censurate dalla Corte costituzionale. Sulla stessa linea si colloca il Movimento 5 Stelle, che denuncia il rischio di un Parlamento composto da “nominati”, criticando la mancata introduzione delle preferenze.
Anche +Europa parla di una legge “truffa” e “piena di schifezze”, mentre Alleanza Verdi e Sinistra legge la riforma come parte di un disegno più ampio di rafforzamento dell’esecutivo, in parallelo con il progetto del premierato. Le forze centriste, pur con toni differenti, esprimono dubbi sul ballottaggio e sui possibili effetti sugli equilibri istituzionali.
Dal canto suo, la maggioranza rivendica la necessità di garantire stabilità politica. I proponenti assicurano: “Siamo disponibili a un confronto con tutte le forze politiche per proposte migliorative che abbiano la condivisa finalità di garantire la rappresentatività della volontà dell’elettore e la possibilità di dare maggioranze stabili a chiunque vinca le elezioni”.
Una disponibilità al dialogo che, almeno per ora, non attenua lo scontro politico attorno a una riforma destinata a incidere profondamente sugli equilibri del sistema parlamentare.