La Cassazione mette la parola fine al procedimento sui saluti romani durante la commemorazione di Sergio Ramelli a Milano nel 2018. Per 13 militanti di estrema destra diventano definitive le condanne a quattro mesi di reclusione per manifestazione fascista, dopo il rigetto dei ricorsi presentati dalle difese. La decisione riporta al centro il dibattito sui limiti tra commemorazione e apologia del fascismo.
Saluti romani per Sergio Ramelli, condanne definitive per 13 militanti di estrema destra
Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, fu aggredito il 13 marzo 1975 da quattro appartenenti ad Avanguardia Operaia, che lo colpirono con una chiave inglese. Morì il 29 aprile, a 19 anni. Da allora, ogni anno, gruppi di estrema destra organizzano una commemorazione a Milano, con un corteo che si conclude nella zona di via Paladini, dove il giovane viveva.
La manifestazione termina tradizionalmente con il rito del «presente» e i saluti romani in suo ricordo.
Come riportato dall’Ansa, sembrerebbero definitive le condanne a quattro mesi di reclusione per tredici militanti di estrema destra, accusati di manifestazione fascista per aver eseguito il saluto romano durante la commemorazione di Sergio Ramelli, il 29 aprile 2018 a Milano.
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi delle difese, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Milano del dicembre 2025 e accogliendo le richieste della Procura generale.
I tredici imputati erano stati condannati in primo grado nel luglio 2023. La sentenza era stata poi confermata in Appello, riconoscendo nei gesti compiuti al termine del corteo una manifestazione di matrice fascista e non una semplice commemorazione. Le contestazioni si basano sull’articolo 5 della legge Scelba, che punisce le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista. Nel procedimento si era costituita parte civile anche l’Anpi.
Saluti romani per Sergio Ramelli, condanne definitive: le motivazioni della sentenza e le parole del legale
Nelle motivazioni della Corte d’Appello, i giudici avevano sottolineato che una celebrazione capace di esaltare i valori del fascismo attraverso il saluto romano e la «chiamata del presente», soprattutto se compiuta da un gruppo numeroso e compatto, può rappresentare un pericolo per l’ordinamento costituzionale. Secondo la sentenza, queste manifestazioni possono favorire l’emulazione di gesti e rituali e la diffusione di idee incompatibili con i principi della Costituzione.
Dopo la decisione della Cassazione, l’avvocato Luca Procaccini, difensore di Luca Cassani, uno dei condannati, ha commentato la vicenda a LaPresse, ricordando le precedenti assoluzioni del proprio assistito. «Il mio assistito, Luca Cassani, è stato sempre assolto, con diverse formule, nei procedimenti relativi ai reati contestati durante le commemorazioni per la morte di Sergio Ramelli negli anni 2014, 2015, 2016, 2018 e 2019», ha dichiarato. Il legale ha precisato che la condanna definitiva riguarda i fatti del 2018, aggiungendo: «Possiamo concludere che il gruppo di condannati di oggi è composto da persone che sono, almeno un po’, fasciste». Per Cassani, la pena di quattro mesi sarebbe stata sospesa.
