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Sanremo 2026: tutto quello da sapere sul festival

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Una guida completa a Sanremo 2026: novità, impatto e strategie pratiche per un festival più sostenibile

Sanremo 2026 va oltre il palco: è una palestra pratica per mostrare come eventi di grande scala possano abbassare costi e impatto ambientale, aumentando al contempo valore commerciale e reputazione per fornitori e sponsor. L’edizione punta su sostenibilità, innovazione e soluzioni replicabili, con un approccio operativo che predilige risultati misurabili piuttosto che slogan di facciata.

Nuove pratiche in campo ambientale
Negli ultimi anni i grandi eventi stanno cambiando pelle: scenografie, merchandising e catering si progettano con il circular design e si valutano con LCA (life cycle assessment). Misurare scope 1, 2 e 3 non è più un esercizio teorico ma uno strumento operativo: chi dispone di dati solidi accelera il procurement e sceglie interventi che tagliano costi e impatto complessivo. In pratica, la compliance normativa diventa leva competitiva per chi sa trasformare vincoli in opportunità concrete.

Cosa fa Sanremo sul piano operativo
Per questa edizione la strategia è pragmatica e mirata: gestione dei rifiuti direttamente in loco, alimentazione del palco da fonti rinnovabili e digitalizzazione per ridurre stampa e trasferte. Sono scelte che comprimono la spesa operativa e rendono il festival più appetibile per partner internazionali alla ricerca di progetti su cui investire e misurare risultati.

Il ritorno economico delle pratiche ESG
Adottare politiche ambientali conviene anche sui numeri: ridurre i consumi e preferire fornitori green abbatte costi diretti, mentre apre nuove vie per sponsorizzazioni legate al purpose dei brand e alle tecnologie sostenibili. La LCA applicata a scenografie e gadget può portare a prodotti certificati a basso impatto, con un valore commerciale riconoscibile sul mercato.

Attenzione alle compensazioni: priorità alla riduzione
La neutralità carbonica ha senso quando si dà priorità alle riduzioni reali delle emissioni e si ricorre alle compensazioni solo per ciò che resta. Meglio puntare su progetti di carbon removal verificati, ad alta addizionalità e con ricadute locali, piuttosto che su semplici offset. Parallelamente, pubblicare dati trasparenti (reporting secondo standard come GRI e SASB) aumenta la fiducia e facilita il confronto tra fornitori.

Tre passaggi operativi, concreti e replicabili
La proposta pratica di Chiara Ferrari si articola in tre fasi integrate al business case:

1) Diagnosticare e misurare
Lanciare una LCA rapida e mappare gli scope 1-2-3 per individuare le voci di impatto più rilevanti. I dati devono essere raccolti secondo standard riconosciuti e inseriti nei sistemi di procurement per guidare le scelte d’acquisto con criteri oggettivi.

2) Prioritizzare interventi con ROI chiaro
Investire prima dove il rendimento è più alto: retrofit a LED con controllo intelligente, efficientamento degli impianti, ottimizzazione logistica per ridurre i trasporti. Progettare packaging e merchandising con logica circolare non solo abbassa i costi, ma crea opportunità di riuso e nuovi modelli di ricavo.

3) Coinvolgere fornitori e sponsor
Introdurre requisiti ESG nei contratti (reporting periodico, uso di materiali riciclati, imballaggi riutilizzabili) e favorire co-investimenti per scalare le soluzioni più efficaci. Meccanismi di monitoraggio condiviso assicurano trasparenza e responsabilità lungo tutta la filiera.

Misurare e comunicare con rigore
Definire KPI concreti — tonnellate di CO2 evitate, percentuale di rifiuti differenziati, quota di energia da fonti rinnovabili — e calcolarli con standard riconosciuti. Pubblicare report periodici non è solo buona governance: aiuta a raccontare i benefici economici a medio e lungo termine e facilita il confronto tra diverse edizioni o fornitori.

Nuove pratiche in campo ambientale
Negli ultimi anni i grandi eventi stanno cambiando pelle: scenografie, merchandising e catering si progettano con il circular design e si valutano con LCA (life cycle assessment). Misurare scope 1, 2 e 3 non è più un esercizio teorico ma uno strumento operativo: chi dispone di dati solidi accelera il procurement e sceglie interventi che tagliano costi e impatto complessivo. In pratica, la compliance normativa diventa leva competitiva per chi sa trasformare vincoli in opportunità concrete.0